Se il terrore è solo cronaca nera

Fino a un paio d'anni fa l'arresto della terrorista islamica italiana Lara Khadija Bombonati, in procinto di partire per la Siria per combattere e morire da «martire» dell'islam, seguendo le orme del marito Francesco Muhammad Cascio, avrebbe immediatamente elevato lo stato d'allerta. Il governo avrebbe assunto e annunciato provvedimenti d'emergenza per contenere l'infiltrazione del terrorismo islamico nel territorio nazionale e prevenire il reclutamento dei nostri connazionali, prendendo correttamente atto che anche l'Italia si è trasformata in una «fabbrica» del terrorismo islamico autoctono ed endogeno.

Oggi invece registriamo che il terrorismo islamico è ormai declassato a un fatto di cronaca nera, come se si trattasse di una variante della criminalità organizzata. A livello mediatico l'ordine tassativo è di trattare il tema con estrema cautela per non urtare la suscettibilità dei musulmani, senza mai indicarlo come «terrorismo islamico». È come se fosse diventato un «dato di fatto» con cui dobbiamo convivere così come conviviamo con la mafia, la camorra o la 'ndrangheta, a cui dobbiamo abituarci quasi si trattasse di una calamità naturale. E che soprattutto non deve portarci a modificare il nostro stile di vita, all'occorrenza da esorcizzzare con le manifestazioni in cui agli attentati si replica con le preghiere, i canti, gli slogan, i cartelli, i mazzi di fiori, i palloncini e i gessetti colorati. Infine sanzionando nel modo più rigoroso chiunque fosse tentato a reagire denunciando l'islam, appioppandogli l'accusa di «islamofobia» e «razzismo». Ancor di più, nel caso in cui si ci lasciasse andare ad una reazione violenta, si emette senza esitazione la sentenza capitale perché reo di «terrorismo».

Al fronte ampio e potente degli «islamicamente corretti» non gli è parso vero che il 19 giugno a Londra Darren Osborne, 47 anni, sposato e padre di quattro figli, a bordo di un furgone noleggiato si sia scagliato contro un gruppo di fedeli islamici che pregavano in strada di fronte alla moschea di Finsbury Park, provocando un morto e una decina di feriti. A partire dalla premier britannica Theresa May si è immediatamente messo sullo stesso piano l'attacco «ripugnante esattamente come gli altri atti di terrorismo che hanno colpito il Regno Unito». Fermo restando la condanna della reazione del tutto illegale e la difesa della sacralità della vita di tutti, compresi i musulmani, è comunque un errore mettere sullo stesso piano il terrorismo di chi deliberatamente nega il diritto alla vita propria e altrui, e chi reagisce a questa violenza. L'auspicio è che siano gli Stati a reagire con la forza legittima per tutelare la vita dei cittadini, prevenendo l'arbitrio dei singoli cittadini.

Di Lara Khadija Bombonati se ne parlerà due o tre giorni, poi la vicenda passerà nel dimenticatoio. Perché è un semplice fatto di cronaca nera. Perché non siamo in guerra. Perché l'islam non c'entra. Incrociando le dita affinché quando ci sarà l'attentato, non saremo noi a rimetterci la vita.