Se a volte l'amore eterno è solo questione di interessi

Il sentimento non spiega tutto. Spesso si sta insieme per i figli o per evitare spese legali

«La vita è fatta per vivere amori duraturi», sostiene il sociologo Francesco Alberoni. Io vorrei credergli, non sapete quanto, ma la verità dell'esistenza, ciò che osservo attorno a me, racconta tutta un'altra storia. Secondo il professore l'amore eterno esiste, eppure la parabola delle nostre relazioni amorose, tra invaghimenti, sbandate e attrazioni, evoca piuttosto il titolo di una commedia di Carlo Verdone: l'amore è eterno finché dura. Le parole «amore» ed «eterno» compongono un ossimoro: l'eternità non è dell'essere umano, siamo come le foglie, l'unica speranza di sopravvivere oltre le spoglie risiede nella memoria che gli altri serberanno di noi. Quanto all'amore, che cos'è poi l'amor? Chiedilo al vento, suggerisce Vinicio Capossela, oggi più di ieri il sublime sentimento dura il tempo di un selfie, si consuma in 140 caratteri, si estingue con un «delete».

Siamo consumisti dell'amore e degli innamoramenti, ne accumuliamo a iosa, perché siamo innamorati anzitutto di noi stessi. Delle nostre carriere, ambizioni, desideri. Il che non è per forza un male, per esempio io penso che sia un'enorme fortuna che ci rende più liberi e appagati, meno dipendenti dai capricci altrui, più concentrati sulla nostra personale autorealizzazione, ma l'amore per la vita, quello di cui si favoleggia nei film romantici, richiede un sacrificio che non appartiene alla contemporaneità. Per questo il ricordo del professore Francesco Forte in morte di Carmen, sua compagna di vita, ha il sapore dell'antichità.

«Hai la camicia un po' sgualcita, se mi sposi te la stirerò», gli dice lei pochi istanti dopo averlo conosciuto per la prima volta. Oggi invece presentiamo l'ennesimo compagno alla domestica prima ancora che ai genitori (i quali, annusato l'andazzo, chiedono gentilmente di essere risparmiati, «fin quando non sei proprio sicura, figlia mia»).

Allora, poiché lei potrebbe irrompere in casa in presenza di lui e lui potrebbe avere bisogno di lei (vedi alla voce «ferro da stiro»), le presenti il nuovo arrivato e la signora, che ti vuole bene, bisbiglia scettica: «Ora vediamo questo quanto dura». E alla fine non dura, non durano mai, perché vogliamo tutto ma tutto non si può avere. Secondo Alberoni, ci separiamo di più perché «condizionati dagli uomini dello spettacolo che hanno sempre avuto un'esistenza disordinata, dai divi, dai ricchi che si sposano 18 volte». A dire il vero, la tesi dell'emulazione non mi convince, se ci si separa di più nelle zone industriali e ad alto reddito, al nord più che al sud, in nuclei abbienti più che tra incapienti, vuol dire che il portafogli conta.

Un tempo il divorzio era uno stigma sociale, oggigiorno è segno di emancipazione. Chi può far fronte alle spese annesse, si concede il lusso di divorziare, con o senza figli. Chi s'impoverirebbe a causa degli alimenti, preferisce restare insieme, nonostante tutto, pur vivendo da quasi separati, pur concedendosi ciascuno le proprie distrazioni (talvolta altrettanto durevoli). Si resta insieme per mille ragioni, per il bene dei figli, si dice, per la prosperità della roba, certe coppie sono formidabili spa, la fiducia e l'affetto non sono sentimenti di serie b.