Secondo «avviso» a Pizzarotti Il sindaco grillino ora traballa

Nuova grana giudiziaria: arriva l'accusa di disastro colposo per l'alluvione del 2014. Lui si difende: nessuna vittima grazie a noi

Ed ora chi potrà difenderlo ancora? Se un avviso di garanzia può essere, talvolta, un indizio, il secondo è già una timida prova. Non che Federico Pizzarotti sia colpevole fino a prova contraria - di qualche reato ma, semmai, di ben più di un inciampo nella sua condotta di sindaco. Tanto tuonò, dopo il primo, che il secondo avviso di garanzia arrivò. E stavolta il capo d'imputazione è ben più grave: disastro colposo per l'alluvione che nell'autunno del 2014 devastò la città.

Sotto la furia del torrente Baganza finirono case, un ponte, una chiesa, un ospedale, due scuole, due case di riposo. Danni per 100 milioni. Il sindaco, dopo il primo avviso di garanzia per le nomine al teatro Regio, aveva perfino richiesto il certificato penale qualche settimana fa. Non risultavano altre pendenze. Poi, in poche ore, tutto esplode. Dell'avviso, che ancora gli deve esser notificato, Federico Pizzarotti ha saputo solo in serata. «Credo doveroso ricordare - spiega Pizzarotti in una nota - che, se non si sono registrate vittime né danni alle persone, ma soltanto danni materiali in una circostanza così eccezionale e imprevedibile (un evento del genere non si presentava da oltre cento anni), ciò si deve anche alla straordinaria risposta della città, in primo luogo della protezione civile, che prontamente ha fatto fronte alla situazione, insieme ai volontari accorsi numerosi. Attendo gli sviluppi della situazione e mi rendo ovviamente disponibile per dare alla magistratura tutte le risposte del caso».

Curioso adesso il cronoprogramma degli eventi: primo avviso di garanzia, sospensione di Grillo, silenzio pre votazioni. E fu sera e fu mattina: primo turno elettorale. Quindi nuovo avviso di garanzia alla vigilia dei ballottaggi e di una probabile scomunica. Che, anche se non arrivasse, pone ora Pizzarotti, una volta di più, di fronte al verdetto non solo di un tribunale e non tanto di un direttorio a varie stelle. Ma della sua stessa città. Passino le nomine senza bando in un teatro che in fondo è una fondazione privata, pur partecipata dal Comune. Ma aver trascurato un allarme meteo, solo perché era il 144esimo in un anno ed erano le 13.49 di un sabato pomeriggio, è cosa che ha tutt'altro peso.

Con Pizzarotti sono indagati, ovviamente, anche i vertici della polizia municipale, della protezione civile e dell'autorità di bacino. Sotto la lente dell'inchiesta c'è una comunicazione che arrivò e nessuno lesse, per quasi 48 ore, fino al lunedì successivo quando il torrente già esondava. Furono giorni tragici: a causare il disastro, oltre al ritardo nell'intervenire, furono concause, non certo imputabili solo a Pizzarotti, ma alle amministrazioni precedenti. Il degrado delle rive, la mancata pulizia degli argini, ma soprattutto la mancata realizzazione della cassa di espansione del torrente. Opere che la giunta grillina ha rimesso subito in cantiere e che potrebbero vedere la luce non prima di sei anni. Tutto questo tempo però, Pizzarotti non ce l'ha: alle prossime elezioni in città manca solo un anno. Molto meno al verdetto finale di M5S sulla sua sospensione.

Nel tentativo di difendersi, già dopo il primo avviso di garanzia, nascosto per quasi tre mesi, Pizzarotti aveva invocato una serie di messaggi inviati al direttorio. Una telefonata per chiarirsi, stavolta, potrebbe davvero allungare, quanto meno il mandato.