Secondo la Corte costituzionale anche una sanzione amministrativa non si può applicare retroattivamente

C'è una crepa nel muro della Severino. Questione di mesi e Berlusconi potrebbe a sorpresa ritornare candidabile. Pareva fantascienza, ma nel giro di una manciata di giorni accadono tre fatti molto importanti. Primo: il Cavaliere finisce di scontare la pena a Cesano Boscone; poi incassa l'assoluzione per Ruby. Ma non è finita, perché, in tutt'altro contesto, nel corso della relazione sull'attività 2014, il presidente della Consulta Alessandro Criscuolo pronuncia parole non esplicite ma dirompenti. Parole che sembrano incrinare il cristallo fin qui immacolato della Severino, la legge che di fatto blocca il ritorno del Cavaliere nel palazzo. Dunque Criscuolo tocca il nodo della legge che ha suscitato tante polemiche e sembra aprire sulla questione delle questioni, quella della retroattività. Dice dunque il numero uno della Consulta: «Tutte le misure di carattere punitivo-afflittivo devono essere soggette alla medesima disciplina della sanzione penale in senso stretto e quindi anche al cosiddetto favor rei . Rilevante - è la chiusa - il tema della retroattività della legge penale più favorevole».

Che vuol dire Criscuolo? Per carità, il gioco delle interpretazioni può produrre illusioni ottiche, distorsioni e facili aspettative che magari non troveranno riscontro, ma la norma pare colpita al cuore, almeno per quel che riguarda Berlusconi. All'epoca il problema fu risolto o meglio aggirato con una spiegazione che non convinse molti esperti: le sanzioni previste dalla Severino, come appunto l'incandidabilità, hanno natura amministrativa e non penale, dunque possono colpire all'indietro nel tempo. E per questo il Cavaliere deve rimanere fuori dai giochi. Ma adesso Criscuolo sembra privilegiare un'altra lettura: quel che conta non è la forma ma la sostanza. Se la sostanza della sanzione è afflittiva allora si deve viaggiare col metro del codice penale. Dunque non si può applicare la Severino retroattivamente. È davvero così?

«Mi pare che questa sia la lettura corretta - spiega al Giornale l'avvocato Nicola Madia - si è litigato e cavillato nei mesi scorsi sulla natura delle pene previste dalla Severino, disquisendo su penale e amministrativo, ma la realtà, quella che ci insegna la Corte dei diritti dell'uomo, è un'altra: al di là delle etichette se la sanzione ha carattere afflittivo allora devono essere applicati i criteri della normativa penale. Insomma, la corte di Strasburgo va al cuore del problema. Basti pensare che pure la decurtazione dei punti dalla patente viene giudicata una pena afflittiva e non può essere retroattiva».

Le premesse per la caduta del muro ci sono. Eccome. E l'occhio corre al calendario. Berlusconi è stato trattato con particolare durezza, perché non solo nel suo caso è passata l'interpretazione più sfavorevole, ma il Senato si è rifiutato di chiedere lumi alla Consulta. Pareva un capitolo chiuso, ma poi la ghigliottina della Severino si è abbattuta sul sindaco di Napoli Luigi De Magistris e De Magistris, che non aveva le mani legate come il Cavaliere, si è rivolto al Tar. Risultato, la legge ammazza-Cavaliere è sul tavolo della Corte costituzionale. E dopo il 7 aprile si conoscerà la data dell'udienza che dovrebbe arrivare in tempi abbastanza rapidi. Probabilmente dopo le Regionali di maggio, ma non molto oltre.

È vero che i casi sono diversi: De Magistris era sindaco e non parlamentare, è stato sospeso e non è decaduto, la sua condanna non è definitiva ma solo di primo grado. «E però - spiega Madia - la Consulta potrebbe affermare alcuni principi generali che vanno oltre la vicenda singola». È chiaro che parole nette sull'irretroattività della norma avrebbero l'effetto di scardinare il lucchetto che blocca il rientro nell'arena del Cavaliere. Il condizionale, va da sé, è d'obbligo e i passaggi non sono affatto scontati, ma il sentiero è tracciato. Berlusconi potrebbe riconquistare il futuro che gli era stato sequestrato.