Secondo i pm il capo dello Stato «ha risposto a tutte le domande» ma Grillo accusa: «Silenzi colpevoli». Il Pd: «Attacco miserabile»

RomaNessuna spettacolarizzazione della deposizione di Giorgio Napolitano nella Sala Oscura del Quirinale, media fuori e porte chiuse. L'attesa ora è per i verbali di quelle 3 ore: dovrebbero essere pubblici i primi giorni della prossima settimana, comunque entro giovedì 6 quando a Palermo riprenderà il processo sulla trattativa Stato-mafia.

Lo stesso Quirinale ha sollecitato tempi brevi, per dare «tempestivamente notizia agli organi di informazione e all'opinione pubblica». Per la trascrizione degli atti giudiziari normalmente servono 5 giorni, ma ci sono di mezzo i due festivi dei primi di novembre e, se non si lavorerà a ritmi record, si arriverà alla prossima settimana.

Sulla valutazione della deposizione del presidente della Repubblica i commenti si dividono tra quelli di chi la considera inutile e strumentale e chi, invece, la giudica importante per il processo. Su questo secondo fronte, prevedibilmente, sono i pm di Palermo che tanto hanno fatto per vedere alla sbarra Napolitano. Per il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, uno dei 5 inquirenti saliti martedì al Colle, l'interrogatorio del testimone «ha contribuito in maniera estremamente importante al processo in corso». «Si è trattato di un atto ordinario», anche se «straordinaria è la figura del teste». Ma che avrebbe detto di nuovo il capo dello Stato? «Che con le bombe del 1993 la mafia pose un aut aut alle istituzioni, secondo lui recepito immediatamente: o alleggerite la stretta su Cosa nostra o noi andiamo avanti con la destabilizzazione», spiega il pm. E ringrazia Napolitano per aver «risposto a tutte le domande».

Il procuratore reggente di Palermo Leonardo Agueci parla di«grande risultato», perché «contribuisce al quadro d'insieme che riteniamo di poter dimostrare».

Ma per l'ex pm che ha lavorato all'istruttoria, Antonio Ingroia, la deposizione «è stata utile, ma non determinante e in parte deludente», riguardo alla lettera dell'allora consigliere Loris D'Ambrosio.

Beppe Grillo attacca: «Tace, è un'ammissione di colpevolezza». E sul blog lancia una consultazione degli iscritti su 10 quesiti per Napolitano. Un «attacco sguaiato e miserabile», dice Donatella Ferranti (Pd).