Seferovic libero, la Procura non ci sta

I magistrati di Torino valutano la possibilità di ricorrere contro la sua scarcerazione

La Procura di Torino non ci sta contro la scarcerazione di Serif Seferovic e sta valutando la possibilità di farlo tornare in prigione. Il rom ventenne, fermato perché fortemente sospettato di essere l'autore del rogo di Centocelle, a Roma, nel quale il 10 maggio scorso morirono Elisabeth, Francesca e Angelica Halilolic, di 20, 8 e 4 anni, era stato liberato due giorni fa dal giudice piemontese Alessandra Danieli per «mancanza di gravi indizi di colpevolezza». Questo, nonostante il giovane che ha anche precedenti per reati contro il patrimonio, fosse stato condannato nel febbraio scorso a due anni di carcere, per lo scippo ai danni della studentessa cinese Yao Zhang, morta il 5 dicembre dopo essere stata travolta da un treno mentre inseguiva lui e un altro ladro.

Il caso sembra destinato a finire all'attenzione del Tribunale del riesame. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Antonino Di Maio, che contestano a Seferovic il triplice omicidio, il tentato omicidio e la detenzione di oggetto incendiario (la bottiglietta utilizzata per dare alle fiamme il camper) stanno infatti passando al setaccio l'ordinanza del giudice, per capire se ci siano incongruenze e contraddizioni tra quanto spiegato nel provvedimento di convalida del fermo e in quello con cui è stata negata l'applicazione della misura cautelare.

Se si dovesse decidere per l'impugnazione, sarebbe comunque il pm di Torino, titolare del fascicolo, a rivolgersi per competenza al Tribunale del riesame del suo distretto.

Ieri intanto a Roma si sono svolti accertamenti «irripetibili» sui reperti rinvenuti nel furgone di proprietà di Renato, fratello di Serif. Il mezzo quella notte sarebbe stato immortalato dalle telecamere di sorveglianza proprio nel parcheggio del centro commerciale Primavera di Piazza Mario Ugo Guatteri, dove è stato dato alle fiamme il camper nel quale le tre vittime dormivano insieme alla madre, al padre e agli otto fratelli. Agli atti istruttori, però, Serif ieri non ha partecipato.

«Gli accertamenti non necessitavano la presenza del mio assistito perché gli investigatori hanno già il suo dna e le sue impronte - ha spiegato il legale, Gianluca Nicolini -. Serif, comunque, è reperibile e adesso si trova a Torino dai familiari. Ma lui è un uomo libero, può venire a Roma, può andare in vacanza, è libero di fare ciò che vuole».

Se gli esami tecnici dovessero collegarlo in qualche modo a quel parcheggio, il quadro per lui cambierebbe e la procura potrebbe emettere un nuovo fermo nei suoi confronti, giustificato da nuovi gravi indizi di colpevolezza.

Al momento dell'arresto, giovedì scorso, il giovane ha negato di trovarsi lì, raccontando che era in un'area di sosta a Prati Fiscali, con la famiglia. Ma allora perché fuggire? Gli agenti della squadra mobile lo hanno fermato tra i binari della stazione Lingotto, a Torino, dove era appena scesa la fidanzata, dopo aver viaggiato su un treno regionale, partito qualche ore prima da Genova. Il rom aveva nella sua disponibilità un furgone con le stesse caratteristiche di quello presente sulla scena del delitto, utilizzato dagli autori del rogo. Per questo è stato bloccato per omicidio plurimo, tentato omicidio plurimo, detenzione, porto ed utilizzo d'arma da guerra e incendio doloso. La morte delle tre ragazzine non sarebbe altro che il tragico epilogo di una serie di liti tra gli Halilovic e i Seferovic, maturate nel campo nomadi di via Salviati. Proprio il degenerare dei rapporti aveva costretto qualche giorno prima la famiglia delle vittime a lasciare l'accampamento e trovare sistemazione altrove.