Seggi sicuri solo ai ministri Ncd 15 senatori pronti al no in Aula

L'intesa sull'alleanza con la sinistra porterebbe solo 4-5 posti garantiti, dissidenti in rivolta: «Senza un segnale sull'Italicum saremmo in un vicolo cieco. Allora è meglio votare subito»

Da giorni in ambienti renziani è scattato l'allarme. Non a caso gli ambasciatori parlamentari hanno ricominciato a sondare Forza Italia e durante la kermesse di Giovinazzo il telefono di Maurizio Gasparri è ripetutamente squillato, senza che gli esponenti del Pd ottenessero alcuna apertura sul fronte dell'imminente voto sulle riforme al Senato. La dissidenza di Ncd numericamente è difficile da quantificare. C'è chi azzarda che i potenziali franchi tiratori potrebbero toccare quota 15. Chi ritiene che alla prova dei fatti potrebbe esserci solo qualche «no» o qualche assenza dimostrativa. Ma un senatore confessa che «se non arriveranno segnali sulla modifica della legge elettorale si potrebbe superare anche quota venti “ribelli”. Ormai tutti hanno capito che con la legge elettorale così com'è si entra in un vicolo cieco e si finisce dalla padella nella brace. Allora meglio votare con il Consultellum».

Molti dentro il partito sono pronti a scommettere che alla fine Renzi si convincerà e darà il via libera al premio alla coalizione, invece di quello al primo partito previsto dalla formulazione attuale dell'Italicum. Il problema è che dentro Ncd molti iniziano a ragionare fuori da una logica di partito. Con una situazione di tensione ormai palpabile, alcuni parlamentari potrebbero tradire eventuali mediazioni e intraprendere iniziative solitarie dell'ultimo minuto, scompaginando i piani dei vertici, e non solo sulle riforme ma anche su altri provvedimenti, rendendo complicato il prosieguo della legislatura.

I capofila del malumore sono, con gradazioni differenti, Renato Schifani, Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi, ma anche Roberto Formigoni inizia a nutrire perplessità in vista delle alleanze per le Amministrative 2016. Schifani in questo giorni è uscito allo scoperto. «Il Nuovo Centrodestra si chiama così per contribuire alla ricomposizione del centrodestra» dice a Radio Anch'io . «Prendo atto che in questi mesi è avvenuta un'evoluzione interna al partito che ho fondato. Sono però dell'idea che occorrerà un momento straordinario per decidere se è stato cambiato e si deve cambiare l'oggetto sociale. La mia convinzione è che non dovrebbe essere un confronto interno, ma piuttosto che occorrerebbe un momento più ampio di dibattito, perché si tratterebbe eventualmente di modificare quella che è la missione per la quale siamo nati». In sostanza, quindi, la richiesta è quella di procedere a un congresso o a un'assemblea costituente. L'Huffington Post , poi, riporta anche la notizia di una riunione di «dissidenti» svoltasi lunedì sera, in cui una quindicina di senatori si sarebbero rivolti a Gaetano Quagliariello, lamentandosi del fatto che con la nuova legge elettorale Renzi non potrà assicurare a Ncd più di dieci, massimo quindici posti garantiti all'interno della lista del Pd. Anzi c'è chi sostiene che le poltrone davvero «blindate» potrebbe non superare neppure quota cinque, premiando di fatto solo i ministri. Alla riunione avrebbero preso parte i senatori calabresi e lucani, annunciando di essere pronti a non votare la riforma, a meno di sostanziose modifiche. Trovare la quadra, però, non appare facile visto che Ncd ha una pattuglia parlamentare numerosa: 34 deputati e 35 senatori. E i potenziali esclusi dalle liste sono moltissimi. Un quadro in qualche modo speculare a quello della minoranza Dem, a sua volta impegnata in una lotta per la sopravvivenza contro il «centralismo renziano».