Quel seggio sicuro che tutti criticano e nessuno rifiuta

In un'epoca di grandi incertezze, possono trasmettere inquietudine anche le cose più sicure

In un'epoca di grandi incertezze, possono trasmettere inquietudine anche le cose più sicure. Persino se vengono applicate a un mondo sfuggente per definizione come la politica.

Traspare un malcelato moralismo nel dibattito sulla nuova legge elettorale, specialmente sull'attribuzione dei seggi. Si grida allo scandalo appena spuntano ipotesi o emendamenti che tendono a ridurre la fatica dei candidati a conquistarsi lo scranno in Parlamento. Tradotto: il seggio blindato, massima aspirazione per chi si sottomette al giudizio degli elettori, ma anche storica fonte di disprezzo verso la casta.

Non sarà di certo questo Tedeschellum, o ciò che partoriranno i legislatori, a risolvere una questione antica come le elezioni di assemblee popolari in Italia. Già al Parlamento Subalpino del Regno di Sardegna, nel 1848, i notabili graditi al Re furono presentati in più collegi per non correre rischi di esclusione. In epoca repubblicana svettavano i capilista garantiti dai partiti e dai compagni di cordata, obbligati a riversare loro fiumi di preferenze. Senza contare i collegi rossi con percentuali da plebiscito sudamericano, in cui per decenni la sinistra assicurava la vittoria a chiunque si fosse presentato.

L'avversione verso il seggio blindato suona come un rito purificatorio per ripudiare la politica da retrobottega. Magari la stessa sensazione provata da quegli intellettuali o magistrati che, al momento di scendere in campo, finivano senza protestare nel posto magico o in una circoscrizione che avrebbe eletto anche il loro gatto. Pure gli intransigenti onorevoli dei 5 Stelle hanno beneficiato della nomina in Parlamento concessa loro con una pacca sulla spalla da Grillo e dalla buonanima di Casaleggio padre. Quelli inseriti in cima alla lista festeggiarono la propria elezione un attimo dopo avere depositato la candidatura in tribunale, in compagnia di tanti colleghi degli altri partiti.

Indignarsi non è mai peccato, ma siamo rassegnati: purtroppo anche stavolta gli elettori contribuiranno involontariamente a distribuire una pioggia di posti fissi alle Camere, il sogno inconfessabile di molti italiani. Che schifezza i seggi blindati, soprattutto quando li offrono agli altri.

Commenti
Ritratto di bobirons

bobirons

Gio, 08/06/2017 - 10:15

NO, No, no, non ci si deve rassegnare ! Si deve continuare a far sentire la nostra voce, per poco che valga ed ancor meno tenuta in considerazione. Un eleggendo si deve presentare in una sola circoscrizione, quella dove opera come residente o professionalmente, si deve rivolgere a chi lo conosce e da loro cercare di ottenere il voto. Altrimenti non è più democrazia, è oligarchia di partito.