Alla «segretaria-manager» la metà del tesoro di Caprotti

La devotissima Germana Chiodi avrà 75 milioni, il resto suddiviso tra i cinque nipoti con il suo cognome

G rande imprenditore e gran risparmiatore, Bernardo Caprotti. Il curatore testamentario, il commercialista milanese Stefano Tronconi, sta completando la ricognizione sui capitali lasciati dal fondatore di Esselunga: si tratterebbe di circa 150 milioni di euro tra depositi e titoli su conti aperti presso Deutsche Bank e Credit Suisse. Sono cifre riferite da fonti vicine alla famiglia. Secondo le volontà del Dottore, metà della somma, 75 milioni, andrà alla segretaria Germana Chiodi (che ne girerà 6 al fisco) mentre l'altra metà verrà divisa tra i cinque nipoti che portano il cognome Caprotti: i tre ragazzi del figlio Giuseppe (Tommaso, Margherita e Giovanni) e i due figli del fratello minore Claudio (Andrea e Fabrizio). Giuseppe è il primogenito che fu estromesso dalla gestione dell'azienda mentre Claudio condivise con il fratello Bernardo il lancio di Esselunga. I nipoti erediteranno perciò 15 milioni a testa.

Le quote sono definite nel testamento: la novità riguarda l'ammontare delle somme. E l'attenzione è tutta per la segretaria di Caprotti, una signora devotissima al Dottore, elegante e riservata come il principale, il quale a lungo l'ha considerata il suo vero braccio destro al punto che la promosse dirigente e dopo il pensionamento avvenuto nel 2008 la volle ancora a fianco con un contratto di consulenza che la signora Chiodi mantiene tuttora.

La sua fedeltà era già stata premiata con una donazione di 10 milioni di euro tre anni fa e due quadri valutati 200mila euro. Nelle sue ultime volontà, Caprotti le aveva consegnato «il ricchissimo archivio che narra anche le molte dolorose vicende familiari oltre che aziendali» e le esprimeva la sua «immensa gratitudine per lo straordinario aiuto che mi ha prestato nel corso degli anni». Un ultimo attestato di riconoscenza ma anche una scelta precisa, quella di consegnare la storia dell'azienda e della famiglia a una persona su cui fare totale affidamento, che ha dedicato la vita a Caprotti e non tradirà la sua fiducia nemmeno dopo la scomparsa.

Figure di garanzia occupano tutti i vertici dell'azienda: il notaio Piergaetano Marchetti è stato nominato presidente della holding Supermarkets Italiani spa subito dopo la morte del fondatore; l'avvocato Vincenzo Mariconda da qualche anno è presidente della controllata Esselunga. Un altro professionista dovrebbe presto essere cooptato nel consiglio di amministrazione di Villata Costruzioni, la società che ha in portafoglio il patrimonio immobiliare di Esselunga: il presidente era lo stesso Caprotti.

Saranno questi «garanti» a guidare la transizione di Esselunga, un impero da circa 9 miliardi di euro che potrebbe finire a un gruppo straniero: nel testamento il Dottore considerava con favore la cessione agli olandesi di Ahold. In estate Citigroup era stata incaricata di raccogliere manifestazioni di interesse, giunte soprattutto da fondi di private equity più che da qualche colosso della distribuzione.

Se la memoria sarà custodita dalla segretaria, la proprietà dell'azienda rimane saldamente nelle mani della seconda moglie di Caprotti, Giuliana Albera, e della loro figlia Marina Sylvia, destinatarie in via congiunta di circa il 70 per cento delle azioni di Supermarkets Italiani. Ai figli di primo letto, Giuseppe e Violetta, sono invece andate quote di minoranza sia della capogruppo sia della Villata Costruzioni. «Faremo di tutto per salvaguardare il futuro dell'azienda», erano state le uniche parole di Giuseppe Caprotti dopo l'apertura del testamento. Proprio ieri un report di Mediobanca ha registrato negli ultimi dieci anni per Esselunga una crescita del fatturato del 46 per cento e un aumento del personale del 35 per cento: oggi i dipendenti sono quasi 22mila.