Semplici, credibili e simili a noi. I micro influencer sono i più richiesti

Non vantano i numeri della Ferragni ma funzionano meglio. Perché normali

Da una parte 23 milioni di follower. Dall'altra solo 20mila. Una gara apparentemente senza storia quella fra la regina dei social Chiara Ferragni e la sua decisamente meno popolare «collega» Lucia Del Pasqua. Eppure proprio la seconda, in base alle nuove tendenze del web, potrebbe uscirne vittoriosa. Perché oggi, complici le nuove strategie del marketing, i padroni di Instagram sarebbero proprio i cosiddetti micro influencer. Persone più o meno comuni con un seguito relativamente basso, ma potenzialmente più produttivo per le aziende.

Il termine è stato coniato di recente negli Stati Uniti per distinguere questi nuovi protagonisti dei social dai tradizionali influencer da milioni di follower. La differenza sta proprio nel seguito. Se finora a dettare le tendenze più innovative sono stati vip del calibro di Kim Kardashian, con i suoi 130 milioni fedelissimi seguaci, o Emily Ratajkoski, con oltre 22 milioni di fan sparsi in ogni angolo del pianeta, oggi alle aziende piacciono di più le persone comuni. Come per esempio la beauty blogger Laura di Buynowbloglater (poco più di 73mila follower) o il makeup artist delle star Nick Barose (quasi 29mila follower). Grazie alla loro semplicità sarebbero in grado di influenzare il pubblico in modo più efficace e percepiti come più credibili rispetto ai colleghi più blasonati. Ma non è solo questo aspetto a far crescere il fenomeno. Per le aziende sarebbe meglio puntare su più influencer di piccole dimensioni che su un solo, enorme, aggregatore di like. Perché in questo modo più utenti parlano del prodotto. Ma anche perché è possibile raggiungere target diversi, dalla donna in carriera al pensionato social.

Senza dimenticare il risparmio: affidarsi alla pagina di un perfetto sconosciuto, ma di talento, è decisamente più economico che pagare cachet stellari a personaggi celebri in tutto il pianeta. E così piano piano sta crescendo la fama di Elena Braghieri, per esempio. Attualmente il suo profilo Instagram può contare su oltre 89mila follower, rapiti dalle foto che parlano di viaggi, moda super griffata e attenzione per i dettagli. Di pari passo sta aumentando la popolarità di Anna Marconi, che ai suoi 17mila affezionati «amici» propone un sapiente mix di stile e cibo.

Il loro segreto sta nella capacità di trasformare passioni autentiche in un linguaggio multimediale capace di catturare l'attenzione. I micro influencer si muovono solitamente all'interno di nicchie specifiche, che corrispondono a propri hobby o interessi. E così, video dopo video, raggiungono migliaia di utenti. Condizionando le loro scelte grazie alla capacità di essere autentici e coinvolgenti al tempo stesso. Secondo il sito specializzato in marketing HubSpot, i piccoli influencer hanno un seguito fra mille e 10mila amici su Facebook, e fra 10mila e 100mila follower su Instagram. Questo permette loro di seguire personalmente pagine e contenuti, e di rispondere in prima persona ai propri fan. A differenza di quanto fanno i loro pagatissimi colleghi, costretti a rivolgersi ad agenzie specializzate nel gestire quantità enormi di contenuti. Proprio per questo i micro influencer non sono percepiti solo come esperti nel loro settori, ma anche come «normali».

E questo contribuisce a creare intorno a loro una vera e propria community, che alle aziende fa decisamente gola. Non è un caso che le maggiori aziende vinicole guardino con interesse alla pagina di Julien Miquel. Non raggiunge i 45mila follower, eppure al momento è considerato uno dei top influencer internazionali nel settore wine. Il suo profilo «mini» è considerato sette volte più efficiente rispetto ad altri con audience più ampia. Perché la Rete è volubile. E ha bisogno di nuovi protagonisti. Magari micro, ma più veri.