Il Senato blocca l'uso delle telefonate del Cav Accuse tra Pd e grillini

Autorizzazione negata a voto segreto Berlusconi soddisfatto: vittoria di principio

Mettiamola così, che se qualcuno avesse voluto sostenere l'irrilevanza del centrodestra, segnatamente di Silvio Berlusconi, nelle vicende della politica e del Parlamento ieri si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di Palazzo Madama sorprendentemente fuori strada. Il Cav tornato al centro dei giochi, guelfi e ghibellini a rinfacciarsene di ogni, inciucio contro inciucio, testa bassa e tweet infuocati.

«Una vicenda assurda, quelle intercettazioni non dovevano neppure arrivare», s'era lamentato in privato Berlusconi con i suoi, a proposito dell'ultimo, solito strascico giudiziario che lo chiama in causa in qualità di «senatore», le cui telefonate (11) con alcune «olgettine» all'epoca dell'affaire Ruby si vorrebbero utilizzare in tribunale, come chiede l'implacabile Procura di Milano. Ma l'aula vota a scrutinio segreto, è chiaro che i verdiniani stavolta sono per il «no», così pure gli alfaniani presenti. Alla fine il resoconto che darà l'azzurro Gasparri sembra il più verosimile, forse solo con una venatura renziana di troppo: «L'area di centrodestra ha espresso 107 voti, gli altri 31 sono reperibili nel gruppo delle autonomie e nel Misto. Dopo di che nel Pd ci sarà stato qualcuno, tutt'altro che renziano, che forse ha voluto esprimere un voto contro Renzi e in più qualche sincero garantista...». Finisce perciò 130 a 120, otto astenuti, e quasi inaspettata vittoria che il Cav definirà «di principio». Autorizzazione negata. Applaude la parte destra dell'emiciclo, mentre i grillini inveiscono di getto contro il versante pidino. «Maledetti servi, venduti, gente schifosa, e vissero felici e contenti...». Dai banchi frettolosi si avvista la ricomparsa di Nazareno 2, la vendetta, patto rinnovato con orizzonte referendario (l'hashtag lanciato da Beppe Grillo sul suo blog chiarirà più tardi il concetto: «#PdsalvaSilvio in cambio del sì al referendum, ma chi salverà i Dem?). Il presidente Grasso sospende la seduta, ma sui social l'ostilità s'alimenterà a dismisura. Scatenati stavolta i pidini che, talora anche risibilmente, sostengono un accordo sottobanco tra grillini e destra. Sfumature via via sempre più inverosimili, particolari fantasiosi: la vicesegretaria Serracchiani: «Da M5S zero scrupoli»; Marino grida al «baratto»; Pizzetti vede rinnovarsi il voto della Lega per salvare Craxi nel '92. «Smascherato giochetto», «ricambiano il favore dei ballottaggi», «i soliti furbetti, vogliono salvare il grillino Giarrusso...». La replica non si farà attendere. «La prima gallina che canta ha fatto l'uovo», scrivono i grillini. La senatrice Paglini pubblica su Facebook la foto del tabellone del Senato dove si vede chi ha chiesto il voto segreto: Ala, Pd e gruppo Misto. Fanno ammenda alcuni senatori pidini: «Nella concitazione, c'è scappato l'errore...». A fare la differenza, in realtà, sono state le assenze: 13 tra i dem e sei di Ncd (mancavano anche le ministre Pinotti e Giannini, i sottosegretari Minniti, Bubbico, Della Vedova e Vicari). Ma anche la particolare natura del voto, con alcuni pidini ad ammettere sottovoce di aver dato una mano a Fi per porre freno al «meccanismo delle intercettazioni a strascico». Un voto che afferma «le garanzie previste dalla Costituzione e dal diritto», sosterrà il capogruppo azzurro Romani. E di sicuro una situazione in rapida evoluzione, vede Gasparri. Che dei grillini dice: «Hanno in mano una pistola scarica e presto o tardi voteremo l'autorizzazione a estromettere Renzi». Senza neppure doverlo intercettare.