Senato, tifo da stadio per Conte: mormorii e promesse tra buvette e aula

Il tifo dell'aula del Senato poteva tranquillamente andar bene per l'impresa di Marco Cecchinato in semifinale al Roland Garros, ma al posto del campione azzurro c'era il premier Giuseppe Conte e, sui banchi di palazzo Madama, i senatori

Il tifo dell'aula del Senato poteva tranquillamente andar bene per l'impresa di Marco Cecchinato in semifinale al Roland Garros, ma al posto del campione azzurro c'era il premier Giuseppe Conte e, sui banchi di palazzo Madama, i senatori. Sessantuno applausi hanno interrotto il discorso da oltre un'ora del presidente del Consiglio prima di incassare la fiducia dall'aula. Soltanto due bipartisan: uno per la permanenza nella Nato e l'altro per il sindacalista del Mali ucciso a fucilate in Calabria. All'ennesima ovazione dai banchi della maggioranza per la replica del premier Giuseppe Conte, la presidente Elisabetta Alberti Casellati ha dovuto interrompere la discussione e per richiamare all'ordine i senatori M5S: "Basta tifo da stadio, è inaccettabile questo comportamento". L'esuberanza della nuova maggioranza al Governo fa passare in secondo piano la maglietta rosa indossata dalla madrina delle unioni civili, la senatrice Pd Monica Cirinnà, per ricordare al ministro Fontana che le famiglie arcobaleno esistono. "Gli ho detto: 'Visto che faremo 'a mazzatè per cinque anni, volevo almeno presentarmi di persona, almeno ci guardiamo in faccià. Lui è stato cordiale, e mi ha risposto: 'Sono abituato ad esser attaccato, mi difenderò'", racconta la senatrice, dopo il vis à vis con il nuovo ministro della famiglia. Ma i confronti-scontri non si limitano a questo. E' nei corridoi e la buvette che si consuma lo psicodramma che affianca ogni insediamento di governo. Mormorii, timori, promesse vengono sussurrati da un orecchio all'altro - in gioco ora ci sono tante cose, a cominciare dalla composizioni delle commissioni, in particolare le bicamerali - ma sono soprattutto i volti noti a mostrarsi in pubblico. Finita la replica del presidente Conte, Matteo Salvini e Matteo Renzi hanno un fitto colloquio nei corridoi dietro l'aula, e non si sa se l'ex segretario Pd abbia di nuovo rampognato il segretario leghista per le sue parole sulla Tunisia, dopo averlo già ripreso pubblicamente nel suo intervento. Chissà se poco prima di lasciare il palazzo, Salvini si riferiva proprio a quel colloquio quando ha detto di accettare consigli da tutti, "anche da Renzi".

Nel via vai fra aula e buvette, Renzi e il senatore Maurizio Gasparri si sono ripromessi di scambiarsi le reciproche opinioni in una colazione a palazzo Madama: a quanto pare entrambi frequentano il palazzo fin dalle prime ore del mattino. Se il segretario Pd si è risparmiato le polemiche - come ha tenuto a sottolineare in un lungo colloquio con i cronisti fra il Transatlantico e la buvette - di certo la sua mimica facciale è valsa più di mille parole: qualche smorfia e tanti sbadigli hanno accompagnato tutta la discussione. Qualche siparietto dai banchi dell'opposizione l'ha riservato il senatore Davide Faraone che durante il discorso del premier ha mostrato fogli scritti a mano con frasi del tipo "Se parla di Sud, Salvini lo mena" oppure "Non ha letto nemmeno il Def" o ancora "Cetto Laqualunque". Di rimando, il premier Conte non ha esitato a fare di 'nò con il dito più volte, riprendendo - più da 'prof' che da presidente del Consiglio - i Dem. E mentre Conte si rivolge alle opposizioni, arriva il 'vaffà di Paolo Romani. Tra new entry e vecchie conoscenze, in buvette si affaccia anche l'ex senatore di Forza Italia Antonio Razzi che dispensa consigli tanto a Matteo Renzi quanto al nuovo ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. Chissà se l'ex parlamentare, che vanta un rapporto speciale col leader nord coreano Kim Jong-Un, abbia suggerito al primo come riportare la pace nel Pd e al secondo la ricetta per fare andare d'accordo a lungo Lega e M5S.