Legge elettorale, cosa succede ora

La sentenza della Corte cambia la faccia all'Italicum alla Camera, mentre al Senato vige il 'Consultellum'. Il Parlamento dovrà lavorare per armonizzare le due leggi e, così, le urne si allontanano

Dopo la sentenza della Consulta sull'Italicum, andrà di nuovo in scena il teatrino della politica. Da un lato i sostenitori del ‘voto subito’ e dall’altro ci sarà chi evidenzierà la necessità di apportare delle modifiche alla luce delle indicazioni della Corte.

Per i renziani sarà più difficile trovare un’intesa sul Mattarellum con le altre forze politiche anche se le elezioni anticipate potrebbero essere più vicine. Ad ogni modo è difficile che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, consenta che si vada al voto con due leggi diverse tra Camera e Senato. Nel discorso della notte di San Silvestro aveva richiesto un sistema che non sia soltanto immediatamente agibile ma che sia coerente in tutte le sue parti. Al Senato è, infatti, in vigore il cosiddetto ‘Consultellum, frutto della sentenza numero 1 del 2014 sempre della Consulta, che cancellò premio di maggioranza e liste bloccate previste dal Porcellum. Tale sistema consente ai partiti di presentarsi in coalizione, mentre alla Camera il premio di maggioranza viene attribuito solo alla lista che supera il 40%. Si tratta di un premio ripartito su base nazionale, mentre per il Senato l’attribuzione del premio è su base regionale con soglie di sbarramento diverse. In questo caso concorrono all'attribuzione dei seggi le coalizioni che hanno ottenuto il 20% e che abbiano al loro interno almeno una lista che abbia raggiunto il 3. Lo sbarramento è dell'8 per cento per liste non coalizzate e per quelle liste inserite in coalizioni che non abbiano raggiunto il 20 per cento.

Molto probabilmente andrà ridefinita la modalità di elezione dei candidati che si presentano in collegi plurimi e che, secondo la Consulta, sceglieranno con un sorteggio la circoscrizione in cui essere eletti. La sentenza della Corte, inoltre, cambia le dimensioni delle circoscrizioni e sarà necessario che il Parlamento deliberi anche su questo dato che il numero dei collegi è differente anche tra Camera e Senato. Nel primo ramo sono cento, nel secondo sono venti ed il Senato non comprende i capilista bloccati. Il sogno del ‘voto subito’ si potrebbe trasformare in un balletto che ci potrebbe portare alle urne solo nel 2018.