Separati da anni: adesso il divorzio può costare caro

Coppia ai ferri corti da tempo. Ma l'ingresso in Borsa del Fatto, già azionista della società editrice del programma, aveva evitato scissioni

Il travaglio di Travaglio viene da lontano. Come pure lo scazzo con Santoro. L'altra sera è deflagrato in diretta con il clamoroso abbandono dello studio di Marco dopo l'intervento di Michele: «Qui non si insultano le persone. Basta». Scoppia la coppia più granitica del piccolo schermo. Ed è una scena che resterà nella piccola grande storia della televisione italiana. Era il 18 febbraio 2010, Berlusconi sedeva a Palazzo Chigi e quella sera ad Annozero (Raidue) si parlava della Protezione Civile di Guido Bertolaso quando Nicola Porro aveva ricordato le frequentazioni di Travaglio con un funzionario dell'Antimafia, successivamente condannato per favoreggiamento. Apriti cielo. Travaglio aveva perso le staffe e il giorno dopo aveva vergato una lettera di vibranti proteste sul Fatto quotidiano nella quale chiedeva a Santoro più spazio per difendersi da accuse infamanti perché «affezionato» alla sua reputazione. Caro Michele, concludeva, «non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine». Una profezia. Santoro gli aveva risposto che la sua presa di distanza da Annozero gli avrebbe provocato una «grande amarezza», ma «non sarebbe stata una tragedia o una catastrofe irreparabile».

Faticosamente gli attriti erano tornati sottotraccia e la convivenza tra i due complici aveva trovato nuove motivazioni nell'attacco a Berlusconi e nella difesa del fortino in Rai, ora che, prima Mauro Masi poi Lorenza Lei, volevano estrometterli dalla Tv di Stato. Insomma, i nemici erano fuori. E per combatterli meglio, la premiata ditta scelse di farlo da una postazione che avrebbe dovuto garantire maggiore indipendenza. Dopo l'anno della multipiattaforma, in cui andava in onda sulle tv locali e su Cielo di Sky, con la sua Zerostudio's Srl Santoro sbarcò a La7. Divenne il conduttore principe della rete allora di Telecom, in grado di garantire share in doppia cifra. E quando, in piena campagna elettorale 2013, Berlusconi entrò nello studio di Servizio Pubblico , quelle cifre divennero record assoluto (33,58 per cento, 8,6 milioni di spettatori). Rinfocolando, ahinoi, il dissidio tra Michele & Marco. Dopo la storica spolverata del Cav, Travaglio si sarebbe aspettato una difesa più esplicita del padrone di casa. Che, invece, sembrò familiarizzare con l'ospite, al punto che Scalfari li assimilò a «Totò e Peppino che tentano di vendere la fontana di Trevi». Travaglio nel frattempo aveva sposato le posizioni di Grillo, intervistandolo ossequiosamente nella sua casa sulla collina genovese. Ma nella sua rabbia cieca contro giornalisti e conduttori di talk show, siamo al 2 maggio scorso, lo Sciamano dell'M5S aveva preso in mezzo anche Santoro, additandolo nel blog come «giornalista del giorno» in quanto conduttore di «trasmissioni faziose» perché aveva ospitato un operaio della Lucchini critico con i grillini. Quella volta fu Travaglio a non difendere il suo socio. Lo share del programma, intanto, aveva preso a scendere e quando qualche giorno dopo Santoro presentò lo spin off di Announo a guida Giulia Innocenzi, fece intendere che più che un'ipotesi, il clamoroso divorzio era probabile. L'estate, poi, aveva portato consiglio. E soprattutto l'aveva portato l'avvio del percorso per la quotazione in Borsa del Fatto quotidiano , anche azionista al 30 per cento della Zerostudio's. La simbiosi tra le due società è suffragata nel ruolo di amministratore delegato di entrambe le società ricoperto da Cinzia Monteverdi. Alla ripresa della stagione un pappalardiano «Ricominciamoooo» era stato il volenteroso auspicio di tutti. Ma la famigerata crisi dei talk show aveva contribuito a tendere nuovamente i nervi della squadra. Santoro sceglieva di spostare a fine serata l'intervento di Travaglio, nella speranza di convincere i politici, timorosi del suo maltrattamento, a tornare in trasmissione. Ma la cosa non piaceva a Marco, ora costretto a reggere un contraddittorio. Alla terza puntata, Michele aveva poi scelto di attaccare i giornali, senza risparmiare Il Fatto quotidiano , rei di sottolineare il calo di ascolti dei salotti tv dimenticando quello che affligge le loro vendite. Gli aveva replicato Padellaro tentando di favorire un recupero di armonia. Fino all'altra sera.

Quattro anni fa la separazione non sarebbe stata una tragedia. Ora si susseguono le riunioni per evitarla. Ed evitare soprattutto le ripercussioni imprenditoriali ed economiche sulla premiata ditta.

Commenti

Gianfranco Rebesani

Sab, 18/10/2014 - 09:23

Chi mi dice che non sia tutta una sceneggiata per fermare l'emorragia di telespettatori e che, dopo un paio di puntate non si ritorni al classico "volemose bene" ? Cosa non farebbero per tornare ai fasti dello share sulla RAI. Starò a vedere.

Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Sab, 18/10/2014 - 12:19

Certamente adesso il cogli la prima mela non avrà più la consueta visibilità e anche il fatto quotidiano certamente perderà lettori.

gioch

Sab, 18/10/2014 - 12:44

I veri giornalisti? Stefania Petiz e il bassotto,Luca Abete e "le Iene".Coi loro collaboratori che,di tanto in tanto appaiono a loro rischio e pericolo.

compitese

Sab, 18/10/2014 - 13:03

Senza Berlusconi al potere questi due sono nessuno.