"Sepolti dalle macerie, ma siamo vivi"

Castelluccio rasa al suolo. Il 60 per cento degli edifici è venuto giù: "Tornare a casa? Un sogno"

Una ventina di persone nelle case, la scossa che scivola dal Monte Vettore e sbrana le pareti, sgretola il campanile, squarcia la Chiesa di Santa Maria Assunta, sposta le mura di metri, divarica la terra. Castelluccio di Norcia non c'è più. Il 60 per cento del paese è raso al suolo, crollati la chiesa e il campanile. Gli abitanti hanno trascorso la notte in venti in due container: uno lasciato per caso dai vigili del fuoco il 24 agosto, l'altro, quello della festa delle lenticchie, portato su con un trattore tra una scossa e l'altra lungo l'altopiano. Senza bagni, «si va fuori nel buio», con scatolette di tonno e pezzi di pane per cena e colazione. La vita all'essenza.

Il paese delle lenticchie, della fioritura più famosa d'Italia, è completamente sfregiato. La piana di Castelluccio è la luna in terra, dove lo sguardo è libero, tra parapendii fluorescenti, file di escursionisti e i colori prodigiosi dei fiori. Il brand dei Monti Sibillini. La scossa delle 7.41 questa volta l'ha investita in pieno. Alta sul Monte Vettore, un'interminabile crepa orizzontale ferisce gli occhi. Un miracolo essere vivi, «Siamo tutti vivi», incespica la voce di Giovanni Perla, ingegnere edile, al telefono da 1400 metri di buio. «È quasi tutto crollato. Una casa si è spostata di due metri. Ora siamo isolati». Franate tutte le strade, tranne quella per Montemonaco, comunque pericolosa. Una squadra di vigili del fuoco è arrivata fin quassù con l'elicottero portando qualche scatoletta di tonno. «Ci hanno proposto di portarci via, ma noi abbiamo detto no. Abbiamo quasi tutti le bestie. E abbiamo chiesto ai pompieri di non rimanere con noi perché non potevamo privarci di tre posti nei container».

Tutti salvi, è il miracolo degli spiriti che secondo la leggenda sarebbero partiti da qui per risalire il Monte Vettore lasciando il segno della faglia attiva chiamata Sentiero delle Fate. Ora la montagna è solcata dalle cicatrici, calchi delle scosse che qui hanno radici e qui tornano. La vetta più alta dei Sibillini domina tre faglie. La terza quella che si è attivata ieri. Lo temevano gli abitanti dell'ultimo lembo del Pian Grande: da settembre troppe scosse con magnitudo superiore ai tre gradi a Norcia, segno di un risveglio.

Da «un cielo stellato magnifico», dice Giovanni, arriva anche la voce di Augusto Coccia: «Siamo a pezzi. Che facciamo fino a domani pigiati nel container? Ci prendiamo tutti a cazzotti», prova a scherzare. Se ad Amatrice era la pasta il simbolo, qui siamo nella terra del ciauscolo e delle lenticchie. La festa della Fiorita, il pecorino dei Sibillini. L'altopiano che sprigiona colori di sogni.

Un marchio da trecento milioni di euro, si valuta per l'intera area. Un turismo enogastronomico ed escursionistico unico al mondo.