Le potenzialità del Memorandum tra Italia e Cina lungo la "Belt and Road Initiative"

Con l'accordo l'export italiano può crescere del 7,5%. E non solo

L’Italia, come già avvenuto per la prima edizione del Forum sulla "Belt and Road Initiative" del maggio del 2017, è presente, insieme a migliaia di delegati provenienti da oltre 100 paesi, tra cui circa 40 leader governativi, al secondo forum sulla "Belt and Road Initiative" in corso in questi giorni a Pechino con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Questa volta però l’Italia partecipa come primo Paese del G7 firmatario del Memorandum of Understanding (MoU) sull’adesione alla BRI, siglato lo scorso 23 marzo nel corso della visita di stato in Italia del Presidente Xi Jinping. Il forum sarà un passaggio chiave per capire le potenzialità del MoU tra Italia e Cina e dissipare le preoccupazioni e le perplessità che hanno accompagnato il dibattito e la firma degli accordi tra i due paesi. Soprattutto l’ingresso dei porti di Genova e Trieste all’interno della "Belt and Road Initiative" marittima può rappresentare un passo in avanti per potenziare le capacità dell’Italia. Proprio Trieste, come evidenziato anche su The New York Times, potrebbe, grazie alle condizioni doganali favorevoli, una rotta commerciale più veloce rispetto ai porti del Nord Europa e un accesso diretto alle ferrovie per lo spostamento delle merci in Europa, tornare a svolgere quel ruolo logistico avuto, come ricordato anche dal Presidente dell’Autorità Portuale di Trieste Zeno D’Agostino, ai tempi dell’impero austro – ungarico. Più di un terzo dell'export italiano avviene infatti via mare con gli Stati Uniti, principale Paese di destinazione dell'export marittimo italiano (23%, per un valore di oltre 27 miliardi di euro), seguito dalla Cina (8 miliardi di euro circa). In questa riflessione il Mediterraneo è centrale per lo sviluppo economico dell’Italia, in quanto crocevia di numerose e importanti direttrici di traffico: sebbene rappresenti circa l’1% della superfice marittima mondiale, vi transita circa il 20% del traffico marittimo mondiale, il 25% dei servizi di linea su container, il 30% dei flussi di petrolio mondiali, il 65% del flusso energetico per i Paesi dell’Ue.

Proprio la crescita economica cinese ha determinato un notevole impatto sui flussi commerciali che attraversano il Mediterraneo con un incremento dal 27% al 47%, rispetto al 1995, dei traffici Europa – Estremo Oriente. Secondo un recente studio del Centro Europeo Ricerche (CER) presentato lo scorso 12 aprile al Cnel, l’export dell’Italia verso i circa 70 paesi aderenti potrebbe aumentare fino al 7,5%. Nel report del CER si precisa che “lo sviluppo delle sue relazioni commerciali lungo la "Belt and Road Initiative" potrebbe offrire alle imprese nuove opportunità, sia per collocare le proprie esportazioni di beni finali sia per intrecciare rapporti di collaborazione produttiva basati sullo sviluppo degli scambi di beni intermedi”. Secondo il report, i maggiori benefici per l’Italia potrebbero derivare non tanto dai paesi più prossimi geograficamente ma nei paesi coinvolti nella Bri in Africa, Medio Oriente e Asia.

La Bri vede infatti coinvolti, ad oggi, più di 70 paesi, distribuiti su più continenti e la visione e le azioni per la costruzione congiunta della cintura economica della Via della seta e della Via della seta marittima del 21° secolo, sono state esposte nel marzo 2015, momento in cui la Cina ha illustrato al mondo le linee guida e i piani d’azione della cooperazione lungo la Belt and Road. Solo nel corso del 2018 Pechino ha firmato 123 documenti per lo sviluppo della Bri con 125 Paesi e sottoscritto 26 documenti con 29 organizzazioni internazionali.
Molti ritengono che il potenziamento del servizio merci Cina-Europa non rappresenti solo un motore per rimodellare l'attuale panorama economico e commerciale, ma significhi anche che la Bri sta contribuendo ad arginare il protezionismo e l'isolazionismo.