Sette fendenti e un urlo: "Ti uccido"

Milano - Sul ferimento di Nathan Graff, l'ebreo ortodosso 40enne, gli investigatori della Digos di Milano stanno lavorando principalmente sulle immagini delle telecamere di viale San Gimignano, dov'è avvenuto il fatto giovedì alle 20.14 e dove si trova anche l'abitazione della vittima che lì vive con la moglie e i figli. «Sono telecamere del Comune e non sono molte - spiega chi indaga - Per il momento nelle testimonianze c'è molta confusione: in buona fede, chi da una finestra, chi da un balcone a cui si è affacciato, nell'oscurità, dà versioni contrastanti sull'accaduto. Non c'è certezza nemmeno sull'abbigliamento dell'aggressore: c'è chi giura che si trattasse di un uomo con un cappuccio, che per altri era una sciarpa o addirittura un berretto ben calato sul volto. C'è chi, sempre in buona fede, crede di aver visto più di una persona, ma per il momento pensiamo si tratti di un solo aggressore».

In un primo tempo, infatti, giovedì sera, la comunità ebraica di Milano parlava di tre aggressori, tra i quali forse una donna, e di dieci fendenti. In realtà la polizia ha stabilito che i fendenti sono in tutto sette (tre lievi alla schiena, 2 alla guancia sinistra, uno a un braccio e uno alla guancia destra, quest'ultimo quasi sicuramente destinato alla gola).

La vittima - che è stato operato ieri al reparto di chirurgia plastica del Niguarda dov'è tuttora ricoverato non in pericolo di vita ma comunque in prognosi riservata - avrebbe detto che l'aggressore incappucciato che l'ha sorpreso alle spalle mentre faceva ritorno a casa, prima di colpirlo gli avrebbe urlato: «Ti uccido!», dettaglio però non confermato dagli investigatori che ancora non hanno avuto il permesso dei medici a interrogarlo.

Tornando ai testimoni nessuno ha assistito all'inizio dell'aggressione e all'intero svolgimento della stessa, ma piuttosto, come accade quasi sempre in questi casi, a una sequenza. L'ebreo ha cercato infatti di sfuggire all'uomo che, pur senza dirlo, viste le modalità del ferimento, quasi certamente lo voleva eliminare. E, attirate dalle sue grida, alcune persone sono uscite di casa giusto in tempo per vedere una figura che scappava e la vittima a terra, sanguinante, con una mano premuta sul viso. A quel punto in molti si sono riversati in strada per soccorrere il poveretto e chiamare i soccorsi. Ieri Shmuel Hezkia, cognato del ferito, ha riferito all'Adnkronos che il ferito non ha riconosciuto il suo aggressore, concludendo. «Sicuramente non era una rapina ma era un attacco premeditato contro un ebreo. Con la Digos si presume che si tratti di un occidentale che ha aderito all'Islam». Tuttavia gli investigatori ci hanno tenuto a smentire ufficialmente le sue dichiarazioni.