Sfida sulla legge elettorale: Forza Italia gioca due carte

Pronte le bozze da presentare agli alleati: un Italicum corretto e una versione rivisitata del Mattarellum

Il centrodestra cerca la sintesi sulla legge elettorale. Il primo incontro tra gli alleati, il giorno della fiducia al governo alla Camera, è stato soltanto preparatorio. Quasi un summit formale. In queste ore, tuttavia, i telefoni tra azzurri, leghisti e fratellitalioti restano caldi. La partita, però, sarà lunga e difficile perché ogni partito, legittimamente, guarda alle proprie convenienze. Pare che Forza Italia abbia in mano due bozze differenti da presentare agli alleati.

La prima è un Italicum corretto dove il premio di maggioranza dovrebbe essere minore rispetto a quello che prevede la legge attuale, ora sotto la lente di ingrandimento della Consulta. Poi, per quanto riguarda l'elezione dei parlamentari si sta pensando a un mix tra preferenze e un listino bloccato.

La seconda bozza, invece, sarebbe una specie di Mattarellum: una miscela di maggioritario e proporzionale sulle cui percentuali si dovrebbe discutere. Nasceva con un 75% maggioritario e 25% proporzionale. Si potrebbe rivedere, magari con un 50/50 per cento. Il Carroccio non fa mistero di preferire questo sistema, convinto di fare il pieno al Nord, Veneto e Lombardia in testa. Siamo ancora a un pre-tavolo, però. Ma è significativo il peso politico che avrebbe il «trovare la quadra» sulla proposta da fare alla maggioranza, magari prima della sentenza della Consulta. Sarebbe un modo per avvisare il Pd: noi di centrodestra siamo uniti e compatti. C'è chi, però, preferirebbe aspettare la pronuncia della Corte costituzionale sull'Italicum e vedere quale sistema verrà fuori. Un'ipotesi che gli azzurri preferirebbero evitare perché si darebbe l'immagine di una politica che abdica al suo ruolo e lascia fare ai supremi giudici.

Insomma, si cerca di cementare il centrodestra nella convinzione che il Pd abbia imboccato la strada del progressivo tracollo. Ergo, meglio non litigare e trovare i punti di contatto piuttosto che quelli di divergenza. Non a caso da Forza Italia è arrivata l'apertura alle primarie: ok, regolamentiamole per legge. Ma anche qui non è così semplice. Ci vuole tempo, soprattutto se inserite in un provvedimento che vuole regolamentare la vita dei partiti. Salvini e Meloni invece scalpitano e vorrebbero fare una consultazione popolare per eleggere il leader della coalizione già a marzo. Data decisamente ottimistica.

Ma anche Salvini sa che deve essere cauto e non commettere l'errore di avere troppa fretta. Il leader del Carroccio è scaltro e guarda all'estero. A marzo si voterà in Olanda e molti sondaggi danno la destra nazionalista di Geert Wilders in testa. Il che vorrebbe dire un altro colpo agli europeisti. In aprile, poi, Marine Le Pen potrebbe fare il botto in Francia. Quale momento migliore per Salvini, quindi, quello di attendere, cavalcare l'onda, e rilanciare la sua «linea sovranista»? Linea già sondata dai suoi sondaggisti: vale tra il 25% e il 35%. Una vera e propria prateria.