Quegli sfruttati a fin di bene non indignano nessuno

«Ciao, posso farti una domanda?», esclamano i ragazzi con la pettorina colorata e la cartellina in mano. Chi non dubita che il fine giustifichi i mezzi, non troverà il fenomeno dei dialogatori scandaloso. Ma è difficile che tra i seguaci di Machiavelli si iscrivano dirigenti di organizzazioni come Unhcr e Unicef, di solito assai pronti a condannare i mezzi altrui.

Nulla di nuovo sotto il cielo: è la classica trappola del moralista, che avvista ogni pagliuzza ma si fa sfuggire volentieri le travi nei propri occhi. Colpisce però il silenzio che accompagna la particolare forma di precariato raccontata in questa inchiesta del Giornale. Certo, i numeri sono inferiori a quelli dei call center, ma non sono poi così marginali. Ogni grande organizzazione solidale sguinzaglia in giro per piazze e aeroporti qualche centinaio di ragazzi. Per qualcuno è un modo come un altro per portare a casa qualche euro in mancanza di meglio. Altri credono davvero di entrare nello splendente mondo della solidarietà e invece si ritrovano sbattuti in strada a usare le stesse tecniche di marketing persuasivo di qualunque venditore, ma condite con una generosa spruzzata di senso di colpa, insinuato nel potenziale donatore con una domanda ben studiata: «Pensi che sia normale che nel 2017 ci siano ancora bambini che muoiono di fame?».

Niente di illegale, ovviamente. Certo gli annunci che offrono contratti di «Co.Co.Co» che praticamente non esistono più, non sono il massimo della trasparenza. E, perlomeno, quando è direttamente la Ong a reclutare l'aspirante dialogatore, a fianco della forte spinta all'uso di tecniche di marketing pare si cerchi di mantenere vive anche motivazioni più genuine. Resta l'estrema precarietà di un lavoro che difficilmente porterà a sbocchi migliori. Ed è strano che l'ondata di indignazione per il lavoro alienante nei call center, di cui il regista Paolo Virzì si fece cantore con il suo retorico Tutta la vita davanti, non abbia nemmeno sfiorato il fenomeno dei dialogatori. Indice della benevolenza a prescindere di cui godono i giganti della beneficenza. Ma anche segno dei tempi (bui): oggi i call center si sono trasferiti in Albania. E noi rimpiangiamo quei posti di lavoro perduti.

Commenti

pilandi

Mar, 05/09/2017 - 23:16

direi che il titolo ha una sintassi quantomeno bizzarra...