Sgozzato per non farlo urlare e finito con un colpo al cuore

Il racconto choc dei killer: «Luca ha sofferto molto». Si cercano due amici presenti al party. E l'avvocato già chiede la perizia psichiatrica

La maschera del carnefice l'avrebbe indossata volentieri anche prima. Emergono particolari raccapriccianti dalla ricostruzione fatta davanti al pm Francesco Scavo da Manuel Foffo, lo studente fuoricorso di Giurisprudenza, arrestato sabato scorso insieme all'amico Marco Prato per il brutale omicidio del ventitreenne Luca Varani.Questa mattina nel carcere di Regina Coeli i due giovani della Roma bene saranno interrogati per rispondere di omicidio volontario premeditato, aggravato dalla crudeltà, dalle sevizie e da futili motivi, dopo il festino a base di cocaina e alcol, che andava avanti da due giorni nell'appartamento al decimo piano di via Igino Giordani, al Collatino.

Il giudice Riccardo Amoroso dovrà pronunciarsi su una richiesta di arresto e custodia cautelare quantomai scontata, vista la brutalità, le sevizie e la fine riservata alla vittima. Un pensiero, quello di procurare sofferenza a qualcuno, che già precedentemente aveva attraversato la mente di Manuel, benestante, figlio di imprenditori. «In passato avevo avuto un momento in cui avevo l'intenzione di far del male a qualcuno - spiega subito dopo essersi costituito -. Non so come questa idea sia maturata tra me e me. Anche se ho avuto il pensiero in passato è rimasto tale e non ho mai pensato che potesse concretizzarsi. Non mi ritengo capace di aver fatto quello che ho fatto».Nel ricostruire la vicenda, il giovane ricorda che la sera di giovedì in auto con Marco, organizzatore di aperitivi gay, aveva cercato «una persona da ammazzare». «Quando eravamo in macchina - dice al pm - non abbiamo portato a termine la nostra intenzione di fare male a una persona perché non abbiamo trovato nessuno. Lo avremmo forse fatto se avessimo trovato quella persona. Non ricordo quanto tempo girammo in macchina ma so che non abbiamo fatto uso di cocaina durante la nostra uscita». Eppure di cocaina ne avevano comprata a fiumi, spendendo 1500 euro. Poi l'avevano usata insieme ad alcol e psicofarmaci, fino a anestetizzare cuore e cervello prima di compiere la mattanza. Luca era stato attirato nella trappola da un sms di Marco, che gli prospettava 120 euro facili da guadagnare.

Quando il ragazzo, nato a Sarajevo e adottato da un ambulante romano, pensando di esser solo con Marco è uscito nudo dalla doccia, si è trovato davanti anche Manuel. I due lo hanno torturato, sferrando una serie di coltellate alla gola solo per impedirgli di urlare. Poi lo hanno seviziato con un martello e un coltello. E infine una pugnalata al cuore che secondo Manuel avrebbe sferrato Marco. L'arma, conficcata nel petto, è stata rimossa solo dal medico legale. Dopo l'omicidio i due assassini per sei ore hanno dormito sul letto accanto al cadavere. Nel pomeriggio, poi, hanno lasciato la casa per liberarsi degli abiti sporchi di sangue e del cellulare di Luca. Poi la sera Marco si è fatto lasciare davanti a un albergo in zona piazza Bologna, dove ha tentato il suicidio, mentre l'amico è tornato a casa e ha dormito sul divano a pochi metri dal cadavere.

Il giorno dopo si è confidato con il padre e costituito. «Quando è arrivato Luca eravamo provati dall'uso della coca» ammette Manuel. Ma prima di Luca i due trentenni avevano avuto incontri con almeno altri due ragazzi. «Io e Marco - spiega lo studente al pm - abbiamo deciso di trascorrere del tempo insieme da mercoledì scorso nel mio appartamento ma non siamo stati sempre soli. Ricordo che è venuto un mio amico di nome Alex che avevo conosciuto mesi fa in una pizzeria sulla Tiburtina. Eravamo sotto l'effetto della cocaina ma mantenevamo la lucidità. Aggiungo che è stato presso casa mia anche un certo Giacomo, altro mio amico. Quando invece è arrivato Luca, sia io che Marco eravamo molto provati dall'uso prolungato di cocaina, e quindi non più lucidi». «Il mio assistito è profondamente pentito - spiega il legale Michele Andreano, difensore di Manuel -. Mi ha detto avvocato sono morto dentro, aiutami a spiegare questa storia». E il difensore oggi chiederà al gip una perizia psichiatrica ed esami tossicologici per lo studente: «Se ha assunto quantitativi di cocaina di quel livello e ha bevuto superalcolici per due giorni ininterrottamente, gli effetti sono devastanti, per cui dovremmo valutare se in quel momento era in grado di intendere e di volere».