Si sfoga la grillina umiliata in rete: «Infami»

La Bedori accusa dopo il forfait: «Mi avete insultata, ora denuncio»

Alberto GiannoniMilano E alla fine, Patrizia Bedori ha fatto notizia. Dimettendosi da candidata sindaco, la «grillina» milanese ha finalmente «bucato» la campagna elettorale delle Comunali, trovando un'efficacia che per tre mesi aveva cercato invano.In un'assemblea a tratti anche drammatica, in lacrime davanti agli attivisti, domenica la «portavoce» dei 5 Stelle aveva definitivamente rinunciato alla candidatura, con una buona dose di autocritica: «Non ce la faccio - aveva detto in pratica - non fa per me». Ieri mattina, di buon ora, evidentemente sollevata dal peso di una responsabilità che sentiva così gravosa da schiacciarla, è passata al contrattacco. Si è tolta più di un «sassolino dalle scarpe». E, sfogandosi su facebook, ha ottenuto, dai suoi, quel sostegno e quella simpatia che non aveva mai sentito intorno a sé in queste settimane di sofferenza. A metà pomeriggio il suo sfogo sul social network ieri aveva già ottenuto oltre 3.000 «mi piace» e 1.200 condivisioni, dieci volte tanto il gradimento cui era abituata negli ultimi giorni. «Avete usato volutamente termini come casalinga e disoccupata per offendermi - ha esordito - Mi avete dato della disoccupata usando questa parola in maniera denigratoria, negativa, come dire, sfigata - ha proseguito - Avete rubato l'identità di un assessore milanese per offendermi: sappiate che siccome siete codardi e vi siete nascosti come solo gli infami sanno fare, sia l'assessore che io vi abbiamo denunciato». Difficile, e forse non rilevante, sapere a chi si riferiva. Di sicuro, Bedori non aveva mai fatto sognare i «grillini». Un po' per l'infelice metodo delle primarie con cui era stata scelta, a novembre, da appena 74 voti. Un po' per le sue esitazioni e difficoltà mediatiche, quelle che - per sua stessa ammissione - l'hanno portata a una scelta «intima e insindacabile», oltre che inedita: il passo indietro. Probabile che abbia influito anche il confronto con l'altra candidata, la romana Virginia Raggi, telegenica, spigliata e sicura di sé. Di sicuro, Bedori ha citato qualcuno (sconosciuto ai più) che l'ha definita «brutta grassa e obesa», e una senatrice ex 5 Stelle che (poco elegantemente) a proposito del suo ritiro ha parlato di «spiaggiamento».Ora si può dire che, col suo canto del cigno politico, Bedori ha suscitato simpatia personale in tanti, rivelando un tratto così umano e anche ingenuo («non sapeva a cosa andava incontro?,» ha chiesto qualcuno giustamente). E, adesso che Beppe Grillo e il suo guru Gianroberto Casaleggio si apprestano a commissariare anche la scelta del suo successore, è chiaro che ha aperto un altro squarcio sui meccanismi pseudo-democratici di un movimento in cui «uno vale uno», soprattutto se piace a qualcuno.