Si stringe il cerchio sui complici: altri tre arresti

La pistola fu consegnata da un intermediario albanese. Scarcerata ex moglie

Imbecille, pazzo, inquietante. Anzi, no, freddo, lucido e calcolatore, con 100mila euro di «sponsorizzazione» dell'Isis in tasca e complicità jihadiste sulla tratta Nizza-Tirana. Su Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il carnefice di Nizza, è stato scritto davvero di tutto in questi giorni. In particolar modo si è voluto far credere che fosse un pazzo isolato, radicalizzatosi attraverso i video facilmente reperibili sul deep web e «griffati» da Abu Mohammed Al Adnani, il responsabile della comunicazione di Al Baghdadi. Le indagini degli inquirenti francesi stanno invece facendo emergere la figura, più credibile e drammaticamente reale, del «soldato Mohamed». Il braccio armato di un'organizzazione che avrebbe sede, come anticipato nei giorni scorsi, a Mandelieu La Napoule (40 km da Nizza), la Molenbeek d'oltralpe dove in passato venne progettato l'attentato al Café Argana di Marrakech e stoccato l'esplosivo per le stragi di Parigi e Zaventem.

Bouhlel sabato 9 luglio si trovava proprio a Mandelieu La Napoule, località dove l'attentatore era in contatto con individui responsabili del suo percorso religioso verso il jihadismo. Fonti investigative inoltre fanno sapere che il tunisino fece almeno due sopralluoghi sulla Promenade des Anglais nei due giorni che hanno preceduto la strage. Li effettuò martedì e mercoledì scorso a bordo dello stesso camion con cui avrebbe poi compiuto la strage del 14 luglio. Il mezzo, lo ricordiamo, era stato noleggiato lunedì. Il dato emerge dalle telecamere di videosorveglianza. Non era solo Bouhlel nei giorni e nelle ore che hanno preceduto il vigliacco assalto. Una coppia di albanesi fermata ieri a Nizza, e vicina a Mentor Zejnullahu, reclutatore di foreign fighters a Tirana, l'avrebbe aiutato a procurarsi la pistola calibro 7,65 trovata nel camion. A consegnargli materialmente il revolver però è stato un intermediario degli albanesi, che risulta tra le sette persone fermate dopo la strage - un uomo di 37 anni è stato arrestato ieri pomeriggio, e ha fatto salire a tre il numero di arresti e appunto a sette (l'ex moglie di Mohammed Lahouaiej Bouhlel è stata rilasciata) il numero di sospetti complici detenuti. L'intermediario con gli albanesi. Al momento si sa solo che si tratta di un giovane di circa 22 anni. È lo stesso intermediario destinatario dell'sms inviato da Bouhlel 18 minuti prima di dar vita al massacro. Un messaggio nel quale chiedeva «amène 5 armes en plus», cinque armi in più, come se avesse l'impressione di non essere in grado di compiere da solo la strage. In un altro sms Bouhlel assicurava invece al suo interlocutore di avere già del materiale. La strada del martirio (altrui prima ancora che suo) Bouhlel la stava affrontando con raggelante serenità. Aveva inviato infatti al fratello Jabeur una foto di lui in mezzo alla folla festosa. «Ha detto che era a Nizza con i suoi amici europei per celebrare la festa nazionale - racconta l'uomo - sulla foto appare molto felice e contento. Persino rideva». A qualcuno confessò di essersi radicalizzato e una settimana prima di compiere la strage ritirò tutto il denaro sul suo conto bancario, liberandosi anche della sua auto. Aveva quindi a disposizione circa 5mila euro. Una goccia nell'oceano dei 100mila che, confermano i servizi segreti di Tunisi, avrebbe inviato ai parenti, con la complicità di due amici che si stavano recando a M'saken, la sua città natale, per le vacanze estive. Con ogni probabilità era il risarcimento dell'Isis ai familiari del «soldato Mohamed» per il suo disturbo. Il fratello di Bouhlel in Tunisia avrebbe affermato di aver ricevuto «una fortuna in contanti» nei giorni prima del massacro. Quindi tutto torna, meno purtroppo le 84 vite spezzate in due chilometri di follia.

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