Sicilia, 30 sindaci fanno muro. "Qui non c'è più posto, basta"

Nebrodi in allarme dopo i 50 migranti messi nell'hotel dalla prefettura: «Calati dall'alto, piani non rispettati»

Che per gli italiani il problema non siano gli immigrati, quanto la non-gestione del fenomeno della trasmigrazione dell'intera Africa in Italia lo è stato sottolineato in più occasioni da più parti. Ma mentre il governo fa orecchie da mercante, continuando ad accogliere tutti a braccia aperte, facendo poi leva sulla pazienza e l'alto senso civico dei cittadini, si leva un grido di protesta dal Sud. «Non siamo razzisti, ma così non si può. C'è un limite». I sindaci dei Nebrodi protestano insieme con i loro concittadini dopo l'arrivo di un gruppo di 50 immigrati sistemati su disposizione della prefettura di Messina nell'ex hotel Canguro di Sinagra. Una protesta che ha il sapore di una sonora sberla per svegliare chi sta sugli scranni, sottolineando che si continuerà ad accogliere, ma si è giunti al punto che non sussistono le condizioni per farlo. Anche perché sottolineano i primi cittadini dei Comuni dei Nebrodi va rispettato un piano ripartizione che invece viene forzato. È questo il motivo della protesta che ha visto a capo il sindaco di Castell'Umberto, Vincenzo Lionetto Civa, che ha bloccato l'allaccio dell'energia con un gruppo elettrogeno nella struttura indicata dalla prefettura per accogliere i 50 stranieri.

E in un battibaleno una trentina di sindaci hanno fatto quadrato attorno a lui e ieri si sono incontrati in aula consiliare a Castell'Umberto per stilare un documento da inviare al prefetto. Da tempo lamentano la mancanza di un raccordo tra i Comuni e le istituzioni statali. «Noi non siamo razzisti. I sindaci dei Nebrodi hanno sempre accolto i migranti e continueranno a farlo, ma servono le giuste strutture e un coordinamento istituzionale migliore».

Ma la prefettura non sembrerebbe aver cambiato idea. «La situazione nell'ex hotel dove si trovano i migranti è tranquilla. Non è in atto alcuna protesta ha detto il capo Gabinetto della prefettura di Messina, Caterina Minutoli -. Non sappiamo ancora se e quando saranno spostati i migranti. Al momento non vediamo l'esigenza di questa scelta. Ascolteremo cosa i sindaci avranno da comunicarci».

Innanzitutto quella che considerano la grande mancanza della prefettura: il non avere comunicato degli immigrati. «Era stata informata la cooperativa ha detto Lionello , lo sapeva l'agenzia dei pullman che li ha portati. Solo noi sindaci non sapevamo nulla». E poi che la legge prevede la presenza di 2,5 migranti ogni mille abitanti. «Castell'Umberto era pronto per accogliere i 7 migranti che spettano secondo quanto previsto dalla circolare ministeriale, ma da 7 a 50 c'è una notevole differenza - ha detto Salvatore Castrovinci, sindaco di Torrenova, comune vicino Castell'Umberto - È impensabile che un comune di 3mila abitanti possa garantire la sicurezza dei migranti stessi e dei cittadini. Ecco il perché della protesta».

E non mancheranno di ricordare come, alla notizia della previsione di arrivo di 7mila immigrati dislocati nei diversi comuni dei Nebrodi, volevano incontrare il prefetto. «Lo scopo era di concordare le azioni di accoglienza dicono ma l'incontro ci è stato negato». Nelle due ore di assemblea i sindaci hanno ribadito la volontà di aderire ai progetti Sprar, di essere dunque favorevoli all'accoglienza «seria e responsabile» che può sussistere solo se concordata con gli enti locali e non calata dall'alto, con decisioni improvvise e unilaterali. Chiedono, infine, di incontrare il prefetto per decidere insieme come procedere in futuro.