Sicilia: indagato Genovese, il neo eletto 21enne

Il figlio di Francatonio accusato di riciclaggio. Sequestrati alla famiglia circa 30 milioni

Non sono passate nemmeno tre settimane dalle elezioni regionali in Sicilia che spunta un nuovo caso giudiziario che coinvolge l'Ars. È il quarto. Al centro dell'inchiesta della Guardia di finanza di Messina è il neo deputato di Forza Italia Luigi Genovese, eletto con un record di quasi 18mila consensi. Gli investigatori hanno trovato fondi esteri riconducibili a lui per oltre 15 milioni di euro, schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la società Credit Suisse Life Bermuda Ltd, fondi in parte transitati da un istituto bancario di Montecarlo e intestati a una società panamense controllata da Francantonio Genovese (padre di Luigi) e dalla moglie Chiara Schirò e in parte (oltre 6 milioni) trasferiti in contanti in Italia direttamente da Genovese attraverso spalloni, rendendoli irrintracciabili.

Le Fiamme gialle hanno sequestrato conti correnti, capitali e azioni riconducibili alla famiglia Genovese per circa 30 milioni di euro. Il decreto di sequestro preventivo riguarda Francantonio, già sindaco di Messina, condannato in primo grado a 11 anni di reclusione per lo scandalo della formazione professionale in Sicilia, la moglie e altri familiari stretti. Per loro, a vario titolo, si ipotizzano i reati di riciclaggio, autoricilaggio e sottrazione indebita.

Secondo gli inquirenti Francantonio nel 2016 avrebbe utilizzato l'escamotage del trasferimento di denaro ad alcuni familiari e la compravendita di immobili da alcune società a lui riconducibili e le cui quote sono state cedute al figlio Luigi, il tutto per poter risultare nullatenente e sfuggire, quindi, all'aggressione del patrimonio immobiliare e mobiliare posseduto e sottrarsi al pagamento di imposte dovute. Una serie di «movimenti» ha consentito a Genovese senior, complice il figlio neo deputato, di vanificare gli effetti del pignoramento effettuato sulle quote da Riscossione Sicilia. A verifica di ciò, c'è il versamento della quota di capitale nella società effettuata dal giovane e che gli era stata bonificata nei giorni precedenti proprio dal padre. «Sto valutando col mio legale di fiducia le iniziative da assumere in sede giudiziaria, certo di dimostrare la linearità e la regolarità della condotta mia e dei miei congiunti nella gestione dei beni di famiglia - ha detto Luigi Genovese - Voglio credere che non vi sia alcuna connessione con la mia recente elezione all'Ars».

«Senza voler immaginare scenari complottistici - ha detto l'avvocato Franco Favazzo - di certo colpisce la tempistica del provvedimento che, in relazione a una notizia di reato risalente a circa tre anni addietro, viene forse richiesto, ma certamente emesso dopo che Chiara Schirò ha definitivamente regolarizzato, attraverso la voluntary disclosure, la propria posizione con lo Stato versando quanto dovuto a titolo di imposta, sanzioni e interessi, e all'indomani della recente tornata elettorale, in cui Luigi è stato eletto all'Ars».