«In Sicilia vince il duo Musumeci-Armao La premiership? Tocca a Forza Italia»

«Sull'isola Alfano ha scelto i dem ma noi non siamo tappetini del Pd»

Pier Francesco Borgia

Roma Appena rientrato da Strasburgo, Lorenzo Cesa, eurodeputato e segretario nazionale dell'Udc, torna a indossare l'elmetto per una campagna elettorale (quella siciliana) combattiva ma, a suo dire, «in discesa».

Come vi siete organizzati?

«Per prima cosa abbiamo stabilito la scelta di campo in modo democratico. Sono stati i nostri iscritti a scegliere».

Questo però è in linea con quanto successo con la sua richiesta di far uscire l'Udc dalla giunta Crocetta.

«Ci ho messo poco ad accorgermi che il governo siciliano non funzionava. Accadevano cose poco chiare. E ho allertato i nostri eletti fin da subito, facendomi portavoce dei malumori e delle perplessità dei nostri iscritti. Ora con la nostra scelta di campo non si poteva non rompere con decisione».

Cosa vi ha spinto ad accettare il candidato del centrodestra, Nello Musumeci?

«Di Musumeci apprezzo soprattutto la sua concretezza, il suo spirito pragmatico. È un profondo conoscitore della Sicilia e dei suoi problemi e può far bene. Ma è soprattutto il tandem che si è creato con Gaetano Armao a rendermi ottimista. Il pragmatismo di Musumeci e l'ispirazione cattolica e centrista di Armao sono un ottimo antidoto contro la deriva di Crocetta e contro il rischio dei Cinque Stelle».

A proposito dei grillini, si dicono pronti a guidare Palazzo dei Normanni per dimostrare di poter andare poi anche a Palazzo Chigi.

«I grillini sono una profonda delusione soprattutto per i loro militanti. Hanno dimostrato di essere incapaci di amministrare realtà ben meno complesse della Regione siciliana».

Quali sono le priorità dell'Udc, Sicilia a parte?

«Unire le forze di centro che si richiamano agli stessi valori liberali, popolari e cattolici. Lanciamo un appello a Fitto, Rotondi, Lupi e coloro che in Alternativa popolare non condividono la linea di Alfano di stare con la sinistra, come Gaetano Quagliariello. Siamo cioè la quarta gamba di un'ampia e coesa coalizione».

Insomma per una terza via non c'è proprio spazio allora.

«Il nostro sogno è sempre stato quello di un contenitore politico che veicolasse i valori cattolici e liberali nel segno della moderazione. Però è stato impossibile finora. Prenda Alfano, per esempio. Ha fatto la sua scelta di campo. La rispettiamo ma non ce la sentiamo di fare da tappetino delle esigenze del Pd. Su certi valori non possiamo accettare compromessi».

Quali valori?

«Pensi ad esempio al testamento biologico o alle unioni civili. Abbiamo cercato interlocutori aperti al dialogo e al confronto. E li abbiamo trovati soltanto tra le file di Forza Italia».

Resta il nodo della legge elettorale.

«Superabile. Certo noi preferiremmo tanto un sistema proporzionale con le preferenze. Ma ci sono molte resistenze su questo punto».

E per la leadership? Che idea si è fatto?

«Il nostro interesse è che la leadership del centrodestra resti nelle mani di chi milita nel Partito popolare europeo e che sia alla guida del principale partito della colazione.

In sostanza è l'identikit di Berlusconi.

«Sarà di certo Forza Italia, che è il maggior partito del centrodestra, a indicare il candidato».