Sindaci in piazza: "Fate presto, siamo in guerra". E il governo: "Sveltiremo la burocrazia"

Appalti più rapidi ma sotto il controllo di Cantone. La rivolta: "Servono norme innovative"

Roma - Il primo passo affinché alle emergenze si possa rispondere in maniera più efficace e rapida, dando più potere alla Protezione Civile, è stato fatto ieri a Palazzo Chigi, dove il premier Paolo Gentiloni ha incontrato il capo del dipartimento Fabrizio Curcio e il commissario straordinario per il terremoto, Vasco Errani. C'era anche il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, perché sarà l'Autorità anticorruzione a dover dare carta bianca all'affidamento degli appalti a trattativa privata senza venire meno all'esigenza di trasparenza. «Abbiano fatto il punto e individuato una serie di passaggi su cui ci sarà una riflessione del governo, a cui spettano le decisioni», ha detto Cantone.

Il governo ha fretta di trovare una risposta alla burocratizzazione dell'emergenza, che sta rallentando gli interventi nelle aree terremotate. E quindi si sta pensando al modo di velocizzare gli appalti, senza che sia necessario ricorrere ad una gara e scongiurando allo stesso tempo il pericolo di ruberie e abusi vari. Perché a legare le mani ai dirigenti comunali - che da quando la competenza della ricostruzione è degli enti locali e non più della protezione civile potrebbero pure procedere con affidamenti diretti «per somma urgenza» - è proprio il timore di firmare atti che potrebbero farli finire nei guai. Questo sarebbe evitato grazie all'ombrello dell'Authority di Cantone. «Stiamo lavorando - ha commentato Errani dopo l'incontro con il premier - il governo farà i provvedimenti necessari e i dettagli saranno evidenti a tutti». I tempi però sono stretti, perché in questi giorni le polemiche su come è stata affrontata l'emergenza neve nel centro Italia e quelle sulla sistemazione degli sfollati del terremoto, stanno mettendo in difficoltà Gentiloni, che si gioca tutto sulla risposta che saprà dare al terremoto. Stamattina, intanto, il premier riferirà in Senato su sisma e maltempo.

Sempre oggi un gruppo di un migliaio di terremotati di Amatrice manifesterà a Roma, con un sit in piazza Santi Apostoli, per chiedere al governo di accelerare le procedure burocratiche. Sergio Pirozzi, il sindaco del borgo spazzato via dal sisma del 24 agosto e ora sepolto dalla neve, chiede alla politica di «dare delle soluzioni»: «Bisogna abbandonare le procedure di pace per procedure più snelle, perché lo scenario è quello di una guerra», dice. Ma anche altri sindaci stanno facendo sentire la loro voce. Massimo Cialente, il primo cittadino dell'Aquila, è sul piede di guerra: «Siamo arrabbiatissimi, adesso basta: qualcuno ci dia regole per i tempi della ricostruzione. Io credo che il nuovo codice degli appalti sia ancora più farraginoso e rallenti ancora di più. Servono pene esemplare per i corrotti e Curcio deve avere più poteri». La ricostruzione? «I tempi sono incredibili, servono norme nuove e diverse. Cantone dia le regole, ma l'importante è che si ricostruisca». Il sindaco di Montereale, altro comune colpito dal sisma, sprona ad agire senza avere paura che velocizzando le procedure ci possano essere irregolarità: «Bisogna ridare poteri alla protezione civile, che deve servire a dare risposte immediate, al di fuori dei protocolli: la finalità prima è l'assistenza alle persone e con la burocrazia i risultati sono questi».