La sinistra e l'uso politico della memoria

Qualcosa non quadra in questa alluvione celebratrice del 25 aprile. D'accordo, siamo al settantesimo anniversario della Liberazione, e la cifra tonda funziona da sempre, in questi casi, da anabolizzante per grafomani. E però la cascata retorica che ci viene rovesciata addosso ormai da giorni via quotidiani, talk show, radio, saggi e spot pubblicitari supera ormai il livello di guardia già raggiunto pericolosamente nel (...)

(...) 2008 (anniversario della Costituzione) e poi nel 2011 (per i 150 anni dell'Unità). Non si tratta soltanto di conformismo spontaneo, che sarebbe fin troppo facile definire «di regime». È come se, per un silenzioso passa parola circolante tra politici, direttori di giornali, editori, opinionisti e intervistatori, tutti avessero deciso di aggiungere al coro nazional-popolare il loro granellino di rosario. Ma dietro a tanto affaticarsi - giacché a pensare male quasi sempre ci si azzecca - mi sembra profilarsi un triplice calcolo politico e culturale.

Primo: si vuol collegare all'epopea partigiana l'altro mito della Costituzione «più bella del mondo», intoccabile salvo che in quei punti, guarda caso, presi di mira dal governo Renzi. Non può certo stupire che questa sia la posizione assunta dall'ex presidente Napolitano, che durante il suo mandato ha esercitato di fatto poteri da Repubblica presidenziale... opponendosi alle iniziative di riforma presidenziale avanzate da ampi settori liberali del Parlamento nella passata legislatura. Secondo: si vuol mettere definitivamente a tacere, come se si fosse trattato di uno spiacevole incidente, la corrente revisionista della storia e della letteratura che, raccontando i lati oscuri e totalitari presenti nel movimento partigiano e nella sua azione, ha risvegliato molte coscienze. Forse lo scopo è liquidare, dietro il pretesto di un «vogliamoci bene e scordiamoci il passato», il patrimonio critico maturato in questi anni, in vista di una sua censura definitiva. Terzo: si sta cercando di ricreare, senza dichiararlo apertamente, quell'unità della sinistra andata in pezzi sotto i colpi delle rottamazioni di Renzi. Come dire: mettiamo tra parentesi Italicum e Jobs Act, quel che ci unisce è molto di più, cantiamo tutti in coro Bella ciao e ristabiliamo quella bella egemonia gramsciana che ci porterà a vincere le prossime elezioni. Se questo è il disegno, saremmo di fronte a un nuovo uso politico della memoria, più raffinato e subdolo che in passato. Avremmo a che fare cioè con il ritorno di una ideologica mascherata da denuncia contro gli irriducibili revisionisti e dissidenti, nuovi «fascisti oggettivi», da ghettizzare e mettere a tacere. Forse le polemiche sulla presenza di una Brigata ebraica alle prossime celebrazioni del 25 aprile è solo la spia di un fenomeno più grave.