La sinistra fa la morale pure al calcio

Il frutto a orologeria: bufera su Tavecchio

Carlo Tavecchio

Nel mondo del calcio le banane vanno via come il pane. Dopo Dani Alves, lo sbucciatore del Barcellona, ecco Carlo Tavecchio l'italiano che sullo stesso frutto scivola, slitta, inciampa e viene preso a fischi, pernacchi e attacchi da ogni dove. È un razzista, è un hooligans con giacca e cravatta, è impresentabile, è un monarca, è inadeguato. Damiano Tommasi, a capo dell'assocalciatori, dice di avere ricevuto numerose telefonate dai suoi iscritti, italiani e stranieri, esterrefatti per quelle parole e dal silenzio che le ha accompagnate. Silenzio? Non direi proprio. Non so se il telefono di Tommasi sia squillato in passato per gli episodi di corruzione, di partite vendute o di casi di doping di tesserati vari, ma tant'è.

È intervenuto anche Renzo Ulivieri, dimenticando di essere diventato, giustamente, presidente degli allenatori pur avendo avuto nella sua carriera un incidente giudiziario ben più grave di una banana.

Sia chiaro, Tavecchio ha detto una pirlata, di quelle che fanno ridere un secondo e per il resto fanno piangere, certe cose meglio lasciarle alle barzellette di una volta, non a chi aspira a diventare il capo del football. Non c'è alcuna connotazione razzista in quelle parole, Tavecchio ha fatto numerose opere di beneficenza in Africa ma oggi è all'angolo, qualcuno ne chiede addirittura le dimissioni.

Ma sia chiaro che lo stesso football è ormai ai limiti della capienza per il numero di ipocriti che lo ha invaso anche in queste ore. Censure moralistiche, commenti sarcastici su giornali illustri ma i censori sono gli stessi che si tengono stranamente alla larga da analoghi rimproveri e castighi quando di mezzo ci sono i cosiddetti grandi dirigenti del nostro calcio, quando Della Valle dà del povero imbecille a Elkann componente di una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro, quando De Laurentiis definisce coglione chi gli sta di fronte o delle merde i componenti e sodali suoi della Lega calcio, quando Preziosi aggredisce un cronista o Lotito usa metodi uguali o Ferrero preannuncia che se ne infischia della tessera del tifoso. Loro però non sono affatto razzisti perché non accennano alle banane, hanno il curriculum intonso, a loro è concesso la qualunque, sono signori di nome e di fatto.

Poi ci sono, a parte, le new entry, appassionate e un po' ingenue tra i piranhas: Andrea Agnelli, ad esempio, ha proposto le primarie per l'elezione del presidente federale. Ha dimenticato che la federcalcio è una associazione riconosciuta con personalità giuridica di diritto privato (Statuto della Figc, Titolo 1, Articolo 1), per la proprietà transitiva sarebbe interessante proporre il sistema delle primarie anche per Fiat o Fca o Juventus, il popolo scelga il proprio capo, così si salverebbe la democrazia.

La banana ha avuto l'effetto di una bomba ad orologeria. Carlo Tavecchio è un uomo solo e nemmeno al comando. Il calcio è in crisi aperta, si prevedono giorni caldissimi, l'ipotesi del commissariamento è vicina, Giovanni Malagò prende in mano il pallone.