La sinistra imbarca Mele e dimentica le sue escort

L'ex deputato Udc diventato famoso per un festino a base di sesso e cocaina si ricandida a Carovigno. Con il sostegno dei democratici

Sesso e cocaina. Il Partito democratico di Matteo Renzi ricicla tutti. E l'ultimo prodotto della raccolta indifferenziata del Pd è infatti l'ex parlamentare Udc Cosimo Mele. Il protagonista di una notte da sballo della Seconda Repubblica, a base di politica, sesso e cocaina, ritorna in campo come ri-candidato sindaco di Carovigno (provincia di Brindisi). Questa volta, però, non ci saranno soltanto liste civiche a sostegno dell'ex centrista ma il Pd del rottamatore Matteo Renzi.

Non si tratta di un semplice peones ma dello stesso deputato che nel luglio del 2007, mentre l'Aula di Montecitorio approvava (senza il suo voto) la riforma della Giustizia del ministro Mastella, organizzava un festino con due prostitute in una suite dell'Hotel Flora di via Veneto. In una notte si consuma l'inverosimile, una delle ragazze si sente male e finisce in overdose all'ospedale. Nella Capitale la voce comincia a circolare. Si tratteggia il profilo di un parlamentare centrista presente al festino. Fin quando Mele non ne può più e confessa: «Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici». La signora si chiama Francesca Zenobi, non solo sconfessa Mele ma lo accusa di omissione di soccorso e cessione di stupefacenti.

Lo scandalo arriva perfino sulle pagine del Times che stigmatizza la politica italiana: «Ha alimentato un senso crescente di sdegno verso una classe politica vista sempre più come un'élite ipocrita». Mele è uno di quei politici che di giorno difende «la nostra identità cristiana» ed è anche cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti, di notte spende e spande a base di sesso e cocaina. Travolto dallo scandalo, offre al segretario Udc Lorenzo Cesa le sue dimissioni dal partito. E sparisce «per rispetto dell'istituzione: quando sarà tutto finito, se sarò degno siederò di nuovo fra quei banchi».

Ma la politica è un vizio. E Mele prova a rientrare alle Provinciali brindisine del 2009 con la lista Alleanza di centro di Francesco Pionati: «Me lo ha chiesto lui, gli sono grato», dice al Corriere . Raccoglie 1.290 preferenze. Una cifra significativa, ma non sufficiente all'elezione di consigliere. Ci riprova alle Regionali pugliesi con la lista «Io Sud» in appoggio alla candidata Udc Adriana Poli Bortone. Ma i voti sono pochini, la lista non supera lo sbarramento. Altro giro altra corsa. Nel giugno del 2013 si mette alle spalle lo scandalo a luci rosse che lo rese celebre. E viene eletto sindaco di Carovigno, sostenuto da sette liste civiche. Da sindaco pretende di essere chiamato onorevole. E formula la richiesta inviando una circolare ai dipendenti del Comune. Nel frattempo inizia a corteggiare il Pd. Aiuta i democrat alle Comunali nella vicina Ostuni e sostiene sotto traccia Matteo Renzi alle primarie del dicembre 2013, quelle che incoronarono l'ex sindaco di Firenze segretario. Ma nel febbraio di quest'anno si dimette a seguito di tensioni con il Nuovo centrodestra che sosteneva la sua maggioranza. Una separazione che anticipa la svolta. Oggi si ricandida, ma questa volta con il sostegno del Pd. «Non ci vedo alcuna ragione di scandalo - dice al Corriere del Mezzogiorno Giovanni Epifani, consigliere regionale Pd -. Che Mele sia andato con delle prostitute mi pare una cosa da nulla. E comunque superata dal vaglio dell'elettorato che l'ha già eletto sindaco».