La sinistra Pd in guerra sulla legge elettorale. E Orfini sogna la Grecia

Dal "Bersanellum" al modello Atene, è faida nei democratici sulla riforma dell'Italicum

C'è chi lancia il «Mattarellum 2.0», alias «Bersanellum»; chi invoca il «sistema greco»; tra un po' uscirà allo scoperto anche qualche supporter del modello turco. L'Italicum non ha neanche fatto a tempo ad entrare in vigore, a inizio luglio, che già nel Pd gli stessi che lo hanno votato ora si scervellano per sostituirlo.

Una strana frenesia pervade il partito di maggioranza, mentre Matteo Renzi lascia fare in silenzio, limitandosi a messaggi sufficientemente vaghi da non comprometterlo, ma lasciando libero corso alle fantasie altrui. Ieri è stato il turno di Matteo Orfini, che del Pd è nientemeno che il presidente. «Su una correzione «greca» dell'Italicum si può costruire una convergenza larga in Parlamento. E quando dico larga intendo non solo nel Pd», ha annunciato in un'intervista. La «correzione greca» non consiste nell'aggiunta di ouzo, ma - spiega Orfini - in un «turno unico con premio di maggioranza al primo partito. Il che consente di tenere insieme l'esigenza di rappresentanza della pluralità delle culture politiche del paese e quella della governabilità».

Siccome però, come ha scoperto Tsipras a sue spese (per fare un governo si è dovuto alleare con una specie di Fratelli d'Italia in salsa ellenica), il sistema greco non fa vincere nessuno, lo stesso presidente Pd riconosce che andrebbero trovati «accorgimenti specifici» per rendere gestibile la situazione.

Con la sua uscita, Orfini ha ottenuto l'unico risultato che gli premeva: oscurare la attesissima (almeno dalle mamme degli oratori) conferenza stampa della minoranza Pd che doveva annunciare alle masse la sua idea di riforma elettorale: «Chiamiamolo Mattarellum 2.0», spiegava Roberto Speranza, rendendosi conto che chiamarlo «Bersanellum» sarebbe stato esiziale. Un astrusissimo cocktail di collegi uninominali, «premietto» di non-maggioranza da assegnare a chiunque superi il 2%, recupero proporzionale degli sconfitti nei collegi. Con un risultato che il renziano Marcucci fotografa così (risparmiando un'emicrania a chi volesse decrittare la proposta): «La sera del voto non ci sarebbero né vincitori né vinti». Tutti contenti, e ingovernabilità assicurata.

Dietro l'attivismo ingegneristico dei vari proponenti e il silenzio del premier, la realtà è semplice: Renzi ha fatto una (finta) apertura alle fantasie elettorali di Bersani&Co per ottenere in cambio la garanzia che la minoranza si schiererà per il «Sì» al referendum, almeno formalmente.

Il patto segreto, ridando un ruolo almeno apparente alla minoranza, ha però messo in difficoltà la sinistra dei Giovani Turchi orfiniani, che rischiano di perdere peso interno. Per uscire dall'angolo Orfini ha lanciato la sua proposta, cercando di riprendersi la scena. Il regolamento di conti tra ex Pci interessa molto relativamente al premier, che vede le cose in modo semplice: di qui al referendum non accadrà un bel nulla. Se prevalesse il «No» partirebbe una sfrenata corsa per cambiare l'Italicum e tornare verso il proporzionale, e si vedrà chi la vince. Se invece vincessero i «Sì» il timone tornerebbe saldamente nelle sue mani e sarebbe solo lui a decidere se tenersi l'Italicum o magari modificarlo. Fino ad allora, si chiacchieri pure.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 20/07/2016 - 13:01

I corruttori pretendono di sostituire la legge elettorale ad ogni elezione per fare fessi gli elettori facendo spadroneggiare la magistratura affinché attacchi l'asino dove vuole il suo padrone Mattarella.