La sinistra smarrita e delusa che trova rifugio a casa Le Pen

I progressisti discriminano la numero uno del Front National, ma non vedono che i socialisti francesi hanno ormai abbandonato un partito succube della finanza per farsi tutelare dalla destra sociale

Non si dialoga con il Diavolo, tanto più se non veste Prada, e quindi in Italia come in Francia la politica ufficiale fa finta che Marine Le Pen non esista: se il suo Front National è il primo partito, peggio per lei, per lui, per chi vota l'una e l'altro e per chi magari ne vorrebbe solo sapere di più. Quest'ultimo, va da sé, fa il gioco del Maligno, sempre demonologicamente parlando, come se quel primato fosse colpa sua e non della cecità e insipienza dei negazionisti a prescindere...Ci sarebbe da ridere, e del resto siamo in un'epoca in cui la politica fa ridere, avendo sostituito l'autorità con la seduzione e le battute, la coscienza storica con la meteorologia elettorale. Si sa, lo sappiamo tutti, che chi dovrebbe decidere in realtà non decide più niente, che chi dovrebbe eleggere in realtà non ha alcun controllo, che l'arte di governare è divenuta soltanto una finzione. È sulla fine della politica che ci si dovrebbe interrogare, ma si fa finta di niente, sperando che la realtà si accontenti dello spettacolo che va in scena.

Uno dei pregi di Marine Le Pen sta proprio nel non accontentarsi dello spettacolo che va in scena e di volersi riprendere la realtà. È un'impresa nobile e disperata, e già solo per questo merita rispetto. «È che la Francia si è spostata a destra», dicono con disprezzo i negazionisti di cui sopra, per i quali la parola destra è di per sé infame, per circoscriverne il successo, ma il discorso è più complicato. Già negli anni Ottanta, la Destra variamente intesa, da Le Pen padre alle liste golliste, giscardiane eccetera, era maggioritaria rispetto alla Sinistra e solo il suo essere frammentata e non elettoralmente cumulabile permetteva a quest'ultima di restare in partita. Ciò che negli anni ha provocato il cambiamento è stata la netta virata a sinistra del Front National, come programma e come discorso pubblico, in politica estera come sui temi socio-economici. Il Front National non è cresciuto facendo la concorrenza all'altra destra sui temi conservatori, è divenuto il primo partito andando a dragare in campo avverso... Non è insomma che chi prima votava a sinistra è divenuto di colpo di destra, ma che quella destra lepenista è finita con l'apparire di sinistra a chi nella sinistra classica non trovava altro che ricette abborracciate di destra liberista...

Se un dirigente del Partito Socialista francese, quale era Dominique Strauss Kahn, può essere chiamato a dirigere il Fondo monetario internazionale, ovvero a mettere in pratica la stessa politica monetaria praticata oggi da Christine Lagarde, è chiaro che a sinistra c'è qualcosa che non torna, se non altro che non torna agli occhi, al cuore e al cervello di un semplice elettore e/o militante...

Allo stesso modo, dalla legalizzazione delle droghe leggere, al matrimonio omosessuale, all'immigrazione incontrollata, all'abolizione delle frontiere, il semplice elettore e/o militante di cui sopra si chiede se si è di fronte a dei provvedimenti socialisti oppure a provvedimenti liberali, nel senso che rispondono ai capricci e ai desideri individuali... In un trentennio, insomma, la sinistra in Francia è divenuta un partito borghese di funzionari e di tecnocrati, con una spruzzata di bohème intellettuale, sottomesso alle esigenze della finanza. Si è, per così dire, modernizzata, buttando a mare ogni base comunitaria del legame sociale. Ha sostituito al socialismo, il liberalismo societario, che è l'applicazione in campo sociale del liberalismo economico della destra. Non potendo più essere anticapitalista, ha abbracciato, con lo zelo del neofita convertito, l'idea di una metafisica del progresso per la quale, come ha scritto Jean Claude Michéa nel suo I misteri della sinistra (Neri Pozza editore), «qualunque forma di appartenenza o di identità che non siano state scelte liberamente dall'individuo risulta potenzialmente oppressiva e discriminante. Di qui, la successiva celebrazione delle virtù del mercato sociale senza frontiere e di ogni forma di affrancamento da appartenenze e identità date (comprese quelle sessuali)». Se la sinistra oggi è questo, perché stupirsi se il socialismo è andato a cercare rifugio nelle braccia tornite di Marine Le Pen?Il fatto è che in Francia il Front National è rimasto l'unico partito a fare, dal punto di vista nazionale e/o nazionalistico, una critica al capitalismo globale. Sarà, poco, sarà inutile, sarà incoerente, ma è in sintonia con ciò che le classi popolari, operai, artigiani, piccoli commercianti, disoccupati, eccetera, in pratica i cosiddetti «perdenti della globalizzazione», avvertono, ovvero quel sentimento naturale d appartenenza che si oppone per definizione all'individualismo astratto e dove continuano ad avere significato quei concetti di confini e di identità nazionali e quelle virtù che ne costituiscono il naturale sviluppo: la morale, il merito individuale, la trasmissione culturale e scolastica, le abitudini collettive, appunto, alla base di ogni cultura popolare. Dire che si tratta di valori reazionari, è una stupidaggine, perché sono alla base di ogni esistenza veramente umana e comune. Dire che anche la Destra repubblicana di Sarkozy la pensa allo stesso modo, è un'altra stupidaggine, perché nei fatti la sua gestione «tecnica» delle cose, degli avvenimenti, è l'esatto contrario di quella idea della politica che poggia sui valori, morali, e filosofici, e non sugli imperativi programmatici del «governare».

È «la forza rivoluzionaria del passato», per dirla con Pasolini, quella di cui Marine Le Pen è perfettamente consapevole e di cui l'ideologia del progresso della sinistra invece diffida, oppure ha totalmente dimenticato. Dietro, per esempio, al no all'immigrazione del Front National, c'è quello che un intellettuale come Alain Finkielkraut ha spiegato in modo icastico: «L'umanitarismo riduce i migranti alla loro indigenza e il padronato li riduce alla loro forza lavoro». Detto in altri termini, se gli esseri umani sono semplicemente dei numeri, è una pura questione di cifre, ma se sono, come sono, portatori di culture diverse si ha allora a che fare con la storia, con la civiltà, con l'appartenenza, di chi arriva e di chi riceve. Una «diversità» senza differenze non ha senso e l'idea di un uomo di ovunque e di nessun luogo, neutro o trans, transfrontaliero, transnazionale, magari transessuale, vuol dire spogliarlo delle caratteristiche che gli sono proprie. Siamo eguali, ma non siamo identici.

Infine, il populismo di Marine Le Pen corrisponde a quel momento delle democrazie nelle quali il popolo si mette malvolentieri a fare politica perché non ha più speranze nell'atteggiamento dei governanti che politica non ne fanno più. Rimanda al tragico che è l'essenza della politica, al senso del momento storico, ai grandi progetti collettivi, alla politica non come futuro, ma come destino, ai grandi progetti collettivi, alla sacralità insomma della funzione. E con ciò purtroppo torniamo da dove siamo partiti, al comico di chi pensa che la popolarità sia meglio dell'ammirazione. Solo che adesso in Francia, come presidente, c'è sì un comico, ma oltre a non essere ammirato non è nemmeno popolare. E in più non fa ridere. Un clown triste. O un triste clown, fate voi.

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Commenti

Iacobellig

Gio, 28/01/2016 - 08:42

SOSTEGNO PIENO ALLA SIGNORA LE PEN, ALLA FINE TRIONFERÀ PER VOLERE DELLA MAGGIORANZA POPOLARE.

vince50

Gio, 28/01/2016 - 09:27

L'aspetto più devastante è che la sinistra non si smarrirà mai.Un rifugio lo troverà sempre per mantenere il potere,e allo stesso tempo devastare tutto ciò con cui ha a che fare.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Gio, 28/01/2016 - 09:30

Il regime USA non tollererà mai una vittoria del FN. Prima che avvenga la CIA scatenerà divisioni tra bianchi e neri, cristiani e islamici ecc. la degenerazione multirazziale serve proprio a ottenere questo meccanismo di controllo.

idleproc

Gio, 28/01/2016 - 10:03

CVD. Se non si fanno comprare. Lei va bene, la sorella no. Ci vorrebbe anche un altro De Gaulle per guidare la costruzione geopolitica di un'europa totalmente diversa dall'attuale. Il vero De Gaulle non la banda dei Sarko'azz. Avendo "vinto" e poi perso per scelte politiche successive la guerra, non hanno nemmeno vincoli. Sarebbero loro a doversi dare una mossa ma sappiamo come è andata finora.

Pippo3

Gio, 28/01/2016 - 10:41

alle Presidenziali la Le Pen arriverà al ballottaggio, vedremo se i socialisti voteranno Sarkozy

timoty martin

Gio, 28/01/2016 - 11:51

Benissimo!! e che vada avanti! Speriamo che la maggioranza dei cittadini si renda finalmente conto dei tanti e gravi pericoli che stanno distruggendo le nostre democrazie e che portino politici come lei al vertice dei governi. Auguri alla Le Pen ed a Salvini.

Libertà75

Gio, 28/01/2016 - 12:09

Anche in Italia, Salvini è decisamente più a sinistra di Renzi, e tutta la politica della Lega è decisamente più in linea con il patrimonio culturale del socialismo italiano ed europeo.

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Gio, 28/01/2016 - 12:17

La Francia era l'unico paese europeo che dopo il 1945 era abbastanza libero dal giogo USA. De Gaulle disse sempre che gli USA avevano conquistato l'Europa, non liberato. Oggi la Francia è serva come gli altri paesi NATO

veraen

Gio, 28/01/2016 - 12:22

di sinistra lo ero, sono per la giustizia per le cose eque , per l'onestà la correttezza e chissà perchè ho sempre abbinato la sinistra a queste qualità. Ora a 50 anni dopo tutto lo schifo che ho visto aumentare anno dopo anno per politiche fintoprogressite e fintobuoniste devastanti per il paese e a favore di una casta che fa tutto fuorchè l'interesse dei cittadini ho capito che tutta l'ideologia sbandierata ai quattro venti è stata solo fumo negli occhi e inganno. Spero veramente che nel nostro paese e in tutta Europa trionferanno partiti di destra solo così forse ci salveremo.

GGuerrieri

Gio, 28/01/2016 - 12:44

Verissimo. infatti la sinistra marxista (cosi li prendiamo dentro tutti, a prescindere dal nome di comodo del partito), è in piena metamorfosi cinese. Cioè, pur mantenendo una forma mentis ed un modus operandi tipicamente marxista/bolscevico, basato su una visione manichea del mondo, dove loro sono ovviamente il bene assoluto, e gli altri il male assoluto, da combattere ad ogni costo, sono passati da una visione ultra statalista, ad una ultra liberista, con legami a doppio filo con grandi potentati bancari e finanziari. Inoltre contestualmente il target di riferimento è passato dalla classe operaia, dai lavoratori dipendenti, il cosiddetto "proletariato", agli stranieri, agli omosessuali, ecc..

routier

Gio, 28/01/2016 - 12:47

@ Ausonio, (ore 9.30): ha centrato in pieno il problema. Gli U.S.A. con la vittoria della seconda guerra mondiale, hanno messo una grossa ipoteca culturale, militare ed economica, sull'Europa e, forte della loro potenza, difenderanno "unguibus et rostro" i propri (presunti) crediti.

Maver

Gio, 28/01/2016 - 15:07

Lucidissima analisi.