Siria, strage jihadista al santuario sciita

Almeno 58 i morti e cento i feriti. E i colloqui di pace a Ginevra rischiano di fallire

Fausto BiloslavoDamasco è stata dilaniata da uno degli attentati più gravi, nella capitale, dall'inizio del conflitto: 58 morti e oltre cento feriti. Non si tratta di un'azione a caso, ma della reazione terroristica dello Stato islamico ai colloqui di pace sulla Siria, che arrancano a Ginevra e alla ripresa di vigore dei governativi sul terreno grazie ai martellanti bombardamenti russi. Il sanguinoso attentato è scattato ieri mattina alle 7.50, orario di punta per i siriani della capitale che si recano al lavoro negli uffici pubblici. I media governativi sostengono che i terroristi hanno fatto saltare per prima un'autobomba nei pressi del santuario sciita di Sayyida Zeinab, nella parte meridionale della capitale. Poi, all'arrivo dei soccorsi, altri due kamikaze sarebbero esplosi in mezzo alla gente. L'Osservatorio sui diritti umani indica, però, che le esplosioni sono state solo due ed in zone distinte seppure nella stessa area. Un palazzo, che potrebbe essere una delle tante sedi dei servizi di sicurezza è stato investito dalle esplosioni e ha in parte preso fuoco. Le immagini dal luogo della strage mostrano diverse automobili accartocciate e carbonizzate. Sembra che l'autobomba sia saltata in aria in mezzo alla strada provocando nell'asfalto un cratere profondo 2-3 metri. Delle fotografie scattate subito dopo le esplosioni mostrano due colonne di fumo grigio distinte, anche se vicine, che salgono verso il cielo dalla periferia sud di Damasco.L'attacco è stato rivendicato su internet dalla cellula Wilayat Dimashq, costola dello Stato islamico nella capitale. «Due soldati del Califfo si sono fatti esplodere vicino Sayyida Zeinab uccidendo 50 rafidà (termine dispregiativo usato per definire gli odiati sciiti) e ferendone 120» si legge nel comunicato. I terroristi aggiungono che è sta colpita «la più importante roccaforte delle milizie sciite a Damasco». Il mausoleo di Sayyida Zeinab è un luogo simbolo, che custodisce le spoglie di una delle nipoti di Maometto, figlia di Alì. Quest'ultimo, secondo gli sciiti, è il legittimo successore del profeta. I sunniti delle bandiere nere per questo li odiano e vogliamo massacrarli come apostati. Nei primi mesi di combattimenti nella capitale, cinque anni fa, la zona del mausoleo era stata quasi conquistata dai ribelli sunniti. Dal vicino Libano sono giunti i miliziani Hezbollah filo Iran, che hanno respinto l'offensiva e messo in sicurezza l'area dove arrivano ancora oggi pellegrini nonostante la guerra. La strage è la risposta del Califfato ai bombardamenti russi lanciati negli ultimi quattro mesi su oltre diecimila obiettivi. I caccia bombardieri di Mosca hanno ridato fiato ai governativi, che sono riusciti a riprendere terreno soprattutto nella zona costiera di Latakia roccaforte del regime sciita alawuita di Bashar al Assad. La sessantina di morti è pure un segnale per i colloqui di pace di Ginevra sulla Siria, che arrancano e potrebbero saltare anche a causa di attacchi del genere. «L'attentato al santuario sciita è la prova del legame tra l'opposizione e i terroristi» ha dichiarato l'ambasciatore siriano Bashar al-Jaafari, che guida la delegazione governativa in Svizzera. Lo Stato islamico, come il Fronte al Nusra, legato ad Al Qaida, sono esclusi dai negoziati. Per questo motivo il segretario di Stato americano, John Kerry ha chiesto alle parti coinvolte nei colloqui di andare avanti, nonostante il sanguinoso attentato di Damasco.