Il siriano si impicca in cella: era accusato di terrorismo

Jaber Albakr era stato arrestato pochi giorni fa a Lipsia dopo la denuncia di tre connazionali. Era sorvegliato

Matteo Basile

Forse il suo proposito iniziale era proprio questo: sacrificarsi per lo Stato Islamico. Ma il piano di Jaber Albakr è riuscito solo in parte: niente attentati, nessuna strage. Ma la sua vita è comunque finita. Non nel corso di un esplosione ma nella propria cella. Il giovane siriano sospettato di legami con l'Isis e secondo gli inquirenti pronto per realizzare un attacco contro un aeroporto tedesco, è stato trovato impiccato nella serata di ieri all'interno della sua cella.

La versione online dello Spiegel, che cita fonti giudiziarie, riferisce che Albakr era sotto sorveglianza continua proprio per il rischio che tentasse di togliersi la vita e aveva da poco minacciato di iniziare uno sciopero della fame a oltranza.

Il siriano, 22 anni, era stato arrestato a Lipsia domenica mattina dopo la denuncia di tre connazionali. Si era rivolto ai due siriani alla stazione principale di Lipsia e loro lo hanno invitato a dormire a casa loro. Ma quando hanno capito che si trattava del latitante, hanno immediatamente informato la polizia che lo ha trovato nel loro appartamento legato e già inoffensivo. Albakr era sospettato di essere collegato all'Isis e di aver preparato un attentato in Germania, forse a uno dei due aeroporti di Berlino. E poche ore dopo l'arresto, il capo della polizia sassone, Joerg Michaelis, aveva confermato sia l'esistenza di uno stretto collegamento tra l'uomo e il Califfato, sia la progettazione di un grosso attentato.

Non a caso nell'appartamento di Chemnitz, dove le forze speciali sono entrate sabato mattina pochi minuti dopo la fuga del giovane, sono stati ritrovati circa 500 grammi di Tatp (forse in realtà più di un chilo), un tipo di esplosivo già più volte utilizzato in passato dai jihadisti dell'Isis per creare ordigni artigianali. Proprio lo stesso esplosivo utilizzato dai terroristi islamisti per gli attentati di Parigi e Bruxelles. «L'esplosivo era pronto per essere utilizzato», ha detto un portavoce della polizia dopo il blitz. E subito in tutta la Germania era scattata la caccia all'uomo, proseguita per due giorni con tanto di foto segnaletiche diffuse dalla polizia anche tramite il proprio account Twitter.

Secondo lo Spiegel il siriano era arrivato come profugo in Germania nel febbraio 2015. Dopo l'ingresso illegale era stato registrato a Rosenheim. Due mesi dopo aveva presentato domanda di asilo, poi accettata in giugno. Albakr avrebbe reperito su Internet tutte le informazioni per costruire l'ordigno e sempre sul web si sarebbe procurato il necessario.

Ora l'epilogo della vicenda che non permetterà di avere informazioni utili dal siriano su possibili attacchi in Europa. Le sue informazioni e i sospetti di un terribile attentato in Germania sono sparite con lui.