Lo «skyline» del Cairo sarà ridisegnato da Boeri

È facile ricordare il Maspero, quartiere ricco di vita e contraddizioni del Cairo, per la bomba del luglio scorso al consolato italiano, rivendicata dall'Isis. O in altre ere politiche, per la strage di cristiani copti schiacciati dai blindati nell'ottobre 2011. È anche il luogo delle televisioni, del ministero della Giustizia, dell'Hilton, edifici che svettano poco distanti da piazza Tahrir, epicentro di drammi, illusioni e rivoluzioni. In questo miscuglio di poverissime case e grattacieli che guardano il Nilo Stefano Boeri, archistar milanese, si prepara a piantare un nuovo Bosco verticale, che si ispira all'edificio milanese di Porta Nuova e che ha trovato una sorta di fratello, o di cugino, di recente messo al mondo da Boeri alla Borsa di Shanghai.

Cina ed Egitto, mondi altri e insieme confusi al nostro. Ora lo studio milanese è stato selezionato, insieme a altri studi internazionali come quelli di Norman Foster e Arata Isozaki, per la fase finale della gara per il recupero di questa zona centrale, e cruciale, del Cairo. Il verdetto definitivo è atteso a novembre. Un buon momento per Boeri, che si è visto citare alla Festa dell'Unità di Milano dal presidente del consiglio, Matteo Renzi, come simbolo di «architettura sostenibile» in contrapposizione alle «villette a schiera».

E se è ancora incerto se ciò segni un aumento delle sue quotazioni di candidato sindaco della sinistra a Milano, intanto Boeri si concentra sul progetto egiziano: «Uno dei punti fondamentali del bando è il recupero della zona poverissima, fatta di case molto piccole, dove vivono artigiani, meccanici, popolazione disagiata. È il centro del triangolo del Maspero, le cui facce sono lo skyline di grattacieli e le grandi strade tipiche delle moderne metropoli arabe. La richiesta è stata di non allontanare questa popolazione, ma anzi usare le risorse della città dei ricchi anche per finanziare servizi e riqualificazione di questa città dei poveri».

C'è qualcosa che suona antico nel progetto che Boeri illustra per il Cairo: «È l'idea di un quartiere nel quale si riparano le cose. È un progetto molto interessante lavorare intorno a un restauro che non riguarda solo edifici e strutture importanti, ma anche le realtà minute della vita quotidiana». A San Paolo, Brasile, in un progetto di quattro anni fa, Boeri ha lavorato sulle favelas: «Il lavoro è stato di mantenere la popolazione nel luogo che ha scelto, offrendole servizi igienici e mercato, valorizzando le attività produttive che già esistevano».

Il concorso è stato bandito da una donna, il ministro al Rinnovamento urbano Laila Iskander. «Quando si rivolgono a uno studio italiano - dice Boeri - non ci pongono solo una richiesta estetica ma di stile e qualità della vita. Fa parte della nostra tradizione la capacità di valorizzare la storia, intervenendo con elementi moderni nel paesaggio storico italiano. Fa parte della tradizione toscana, umbra, ligure, più in generale dei borghi italiani, alla quale si aggiunge l'attenzione al verde con cui è identificata negli ultimi anni la ricerca architettonica milanese» spiega l'architetto.

Si tratta di affari, e anche importanti, ma il marchio italiano, forse specificamente milanese, sta nel mettere insieme sostenibilità ambientale, storia e cuore in mano. Si esporta cultura italiana, ma anche - almeno nelle intenzioni - valore aggiunto sociale in Paesi, ora la sponda sud del Mediterraneo sotto assedio, nei quali c'è sete di pace e di relazioni con il resto del mondo. Se non in tutti, almeno in alcune fasce della popolazione.