Slittano le deleghe, Lega polemica

Centinaio: «Non so più che dire». Prorogata al 2019 la e-fattura

Roma Come promesso dal vicepremier Luigi Di Maio, ieri sera il Consiglio dei Ministri ha «salvato i benzinai dalla burocrazia». Vale a dire ha fatto slittare di sei mesi l'introduzione della fattura elettronica per i distributori di carburante. Resta valida, quindi, soltanto la fatturazione elettronica per la prima parte della filiera petrolifera, settore quest'ultimo scelto dal governo precedente, in accordo con l'Unione petrolifera italiana, per la sperimentazione. Secondo i calcoli forniti proprio dall'Upi la fatturazione elettronica sull'intera filiera vale solo per il 2018 un recupero di Iva di 155 mlioni e a regime (dal 2019) oltre 300 milioni di euro. Durato poco più di un ora, il Consiglio dei ministri ha dato anche il via libera al disegno di legge sul Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato (2017) e al disegno di legge sull'assestamento di bilancio.

Si è registrato poi il mancato inserimento nell'ordine del giorno dell'assegnazione delle deleghe. Ieri in mattinata Di Maio le aveva annunciate. Poi il dietrofront inaspettato. All'origine, con ogni probabilità, la mancanza di un accordo globale tra Lega e Movimento 5 Stelle. Tra quelle «contestate» anche la delega al turismo. «Ormai non so più cosa dire -ha commentato il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio intervenendo all'assemblea di Confcooperative -. Tutte le settimane annunciano che in Consiglio dei ministri dovrebbe arrivare la delega e tutte le settimane sento dire: la prossima. Quando arriverà turismo e agricoltura si potranno integrare perché sono le punte di diamante di come l'Italia si presenta nel mondo». Anche l'atteso «decreto Dignità» è rimasto nel cassetto del vicepremier Di Maio.

Il leader pentastellato aveva ripetuto ancora ieri prima di entrare a Palazzo Chigi che il testo è pronto. «Lunedì o al massimo martedì sarà approvato dal Consiglio dei ministri». Si articolerà, come annunciato dal vicepremier, in pochi punti: sburocratizzare il mondo delle imprese; riconoscere più diritti e cominciare a ridurre, per andare verso l'eliminazione, il precariato. Al suo interno anche il blocco della pubblicità dei giochi d'azzardo. Lo stop totale alla pubblicità dei giochi però è uno degli elementi più controversi poiché rappresenta un duro colpo duro non solo per il panorama dei media nazionali, ma anche per tutto lo sport italiano, che è legato in buona parte agli introiti pubblicitari del settore delle scommesse.