Slogan sul sagrato, insulti al Pd Il Direttorio riunito per una birra

Esequie blindate, striscioni e tifo fuori dalla chiesa. La bara accolta dal grido «onestà»

Stefano Zurlo

Milano Questa volta ci sono le bandiere. Ci sono gli striscioni. E ci sono le emozioni. Davanti al feretro che esce sul sagrato, la folla scatta: «Onestà, onestà, onestà». Pare una manifestazione girotondina anni Novanta, è il funerale di Gianroberto Casaleggio. Santa Maria delle Grazie è stracolma e i militanti riempiono anche la piazza, mescolandosi in modo curioso ai turisti con gli occhi a mandorla che raggiungono il Cenacolo di Leonardo. Beppe Grillo ha il volto tirato, i cinque del Direttorio entrano ed escono dalla chiesa abbracciandosi l'un l'altro. Una dimostrazione anche visiva di unità per contrastare le divisioni e le crepe di cui parlano i giornali. Dovevano essere esequie blindate e private, alla fine si trasformano in una manifestazione pubblica, con quel grido, «onestà», che vuol essere il segno distintivo di un'appartenenza orgogliosa. «Che tutti gridassero quella parola è la più grande vittoria di un uomo straordinario», afferma Alessandro Di Battista, uno dei leader del Movimento. E Danilo Toninelli, parlamentare e volto televisivo, aggiunge al Giornale: «I quotidiani proveranno ad attaccarci, a dire che siamo divisi. Ma noi siamo uniti e siamo già nel futuro, Casaleggio ci ha regalato il futuro». Come recita lo striscione esposto su una cancellata: «Realizzeremo il tuo sogno».

È un funerale asciutto quello dell'ideologo dei Cinque stelle. Clima sobrio più che austero, un servizio d'ordine a maglie strette, un lungo applauso quando la bara raggiunge la piazza. E invece qualche fischio quando all'ingresso si materializza la delegazione del Pd, guidata dal vice segretario Lorenzo Guerini. Istanti di imbarazzo. Qualcuno urla viaaa. Poi la piazza si ricompone e la cerimonia può cominciare.

Dentro, ad aspettare il padre scomparso a 61 anni, ci sono i figli: Francesco, che ha 11 anni, e Davide, 39 anni, che ha ereditato la responsabilità della Casaleggio associati. Sono loro a prendere la parola davanti a una folta delegazione di parlamentari. «Papà - dice Francesco - mi manchi già, non puoi tornare?». Davide elenca invece le qualità del genitore: «Aveva l'audacia di vedere il futuro prima degli altri, quando nessuno ci credeva». Poi racconta un apologo: una stanza piena di palloncini, i ragazzini che cercano il proprio, l'educatore che li spinge a pescare a casaccio e a farne dono agli altri: «Ecco, siamo alla ricerca della felicità, mentre la felicità è fare il bene degli altri, mio padre non ha tenuto per sé i palloncini, li ha donati tutti con il sogno di cambiare questo Paese».

Alla fine il feretro attraversa la piazza, avvolto dai battimani. Grillo fa ciao con la mano, Dario Fo, con sciarpa rosa e cappello con visiera, tace. Avrebbe dovuto pronunciare l'orazione funebre e invece rimane in silenzio. I militanti gridano «onestà», intanto le telecamere intercettano Umberto Bossi che spiega al Giornale la sua presenza: «C'è qualcosa di simile fra noi della Lega e loro dei Cinque stelle. Tutti e due abbiamo cercato di dare voce alla gente comune, al popolo lontano dal Palazzo e dalla casta. Casaleggio ha scoperto internet, noi i gazebo, ma c'è una certa similitudine, allora ho deciso di essere qua».

Guerini minimizza la contestazione: «Per me non è successo niente». Il Direttorio è già al bar Magenta, per un brindisi in onore di Casaleggio. «Ce lo aveva chiesto Gianroberto - spiegano i leader del Movimento, accompagnati dai candidati sindaci di Milano Gianluca Corrado e di Roma Virginia Raggi - voleva essere salutato così». E l'addio al fondatore si chiude con una scommessa sul futuro.