Soddisfazioni dalla Sterlina Ma con una forte dose di dollari

Le valute sono il mercato più liquido al mondo ma anche quello più difficile da decifrare, persino per gli addetti ai lavori. Il problema è che nella dinamica dei tassi di cambio intervengono tante componenti che ne rendono difficile prevedere l'evoluzione. Resta il fatto che gli esperti continuano a sostenere che un portafoglio di una famiglia italiana dovrebbe essere opportunamente diversificato in titoli in valuta estera per almeno un 30% in modo strutturale: cioè per il medio lungo termine, così da assorbire le oscillazioni del breve dovute alle turbolenze dei mercati finanziari. In questa fase, fatto 100 il totale delle componente valutaria di portafoglio, un 40% dovrebbe essere destinata al dollaro Usa. La divisa americana, infatti, nonostante si sia rivalutata di oltre il 25% negli ultimi due anni rispetto all'euro, ha la possibilità di apprezzarsi ulteriormente nei prossimi 12-18 mesi in quanto la banca centrale Usa (Fed) dovrebbe rialzare i tassi di interesse. Un altro 10% dovrebbe essere dedicato alla sterlina: è vero che c'è il rischio Brexit (uscita del Regno Unito dall'Unione europea con il referendum del prossimo 23 giugno) ma è anche vero che le attuali quotazioni incorporano già una buona percentuale di questo scenario. Un altro 10% dovrebbe essere impiegato in yen giapponesi e un altro 10% in renminbi cinesi: due valute asiatiche abbastanza scollegate da euro e dollaro e destinate ad apprezzarsi nel lungo termine. La restante quota (30%) dovrebbe essere allocata in un fondo obbligazionario a breve termine in bond in valuta locale dei paesi emergenti.