Ma solo quelli che pagano sono considerati educati?

di Eleonora Barbieri

B eni demaniali necessari: quelli - spiega la Treccani - che «non possono non appartenere allo Stato o agli altri enti pubblici territoriali». Esempi: «lido del mare, spiaggia, rade, porti, lagune, fari e altre installazioni costiere per la navigazione». Allora, se la spiaggia è un bene demaniale, cioè dello Stato, cioè pubblico, perché il pubblico, il cittadino dello Stato, non potrebbe posarci il piede e fare un bagno? O, ancora, perché dovrebbe potere entrare solo se ha pagato un biglietto, oppure se è arrivato abbastanza presto da rientrare negli «accessi regolamentati»? Secondo alcuni sindaci, per esempio quello di Alassio, solo chi si sveglia all'alba avrebbe diritto a stendere il telo sulla sabbia e fare un tuffo. Gli altri, i ritardatari, niente. Meglio ancora sarebbe che arrivassero soltanto i «turisti di qualità», quelli amati sempre dai sindaci di altre cittadine liguri come Laigueglia o Albissola, vale a dire: i turisti che pagano. Pagano l'ingresso, l'ombrellone, i lettini, le sdraio, la sedia da regista per la nonna, i gelati per i bambini, i panini al bar, le Coca cole dal prezzo quintuplicato, le macchinette (dette anche «ciucciasoldi»), i lecca lecca, il calciobalilla, la cabina, le bustine all'edicola piazzata adeguatamente sul lungomare, il parcheggio sulle strisce blu, oppure va benissimo anche la multa visto che sulle strisce blu non c'era più posto, e poi la doccia calda che dura un minuto e mezzo e quindi devi ri-infilare la monetina tre volte, l'aperitivo, magari un ricordino per i bambini e la signora, che so, un paio di infradito in boutique o un vasetto di salsa tipica nel negozio di alimentari tipico dal prezzo sempre tipico, le patatine, le birre. E poi, dopo avere pagato per tutta la giornata, ringraziano, salutano ossequiosamente il proprietario dello stabilimento che non grugnisce una risposta come non aveva grugnito un ringraziamento al mattino (quando aveva incassato quaranta euro per i «servizi», a meno che la spiaggia sia Paraggi, dove ne ha incassati almeno cento), vanno a cena al ristorante locale (col pesce surgelato), poi prendono un gelato, possibilmente seduti che costa di più, e infine se ne tornano a casa. Questi turisti sì, che piacciono. Quelli che, dopo avere lavorato per tutta la settimana, arrivano la domenica mattina col pullman, si infilano nel fazzoletto di spiaggia «libera» senza neanche uno straccio di servizio (quindi, perché pagare?), si portano il cibo e il bottiglione d'acqua da due litri e non possono permettersi gli extra, ma vorrebbero godersi il mare che è di tutti, loro no. Non sono bene accetti. Che strano. E poi argomentano: questione di educazione e rispetto delle regole. Più che legittimo, doveroso. Ma solo quelli che pagano sono educati?