Il sospetto dei fratelli di Anis: jihadista dopo il carcere in Italia

I legami pericolosi con un imam convertito all'Ucciardone Per la Cia era nella lista nera: non poteva volare negli Usa

Anis Amri, il super ricercato della strage di Berlino, si sarebbe radicalizzato dietro le sbarre in Italia, secondo i suoi fratelli. Non solo: la Cia aveva intercettato un suo messaggio diretto allo Stato islamico e sapeva che in Germania girava in rete alla ricerca di istruzioni su come confezionare una bomba. Non a caso gli americani lo avevano inserito nella lista nera di chi non deve imbarcarsi su un volo passeggeri.

«In carcere era entrato con una certa mentalità, ma ne è uscito con un'altra» ha spiegato Abdel Qader, fratello del tunisino. Si riferisce alla condanna per minacce, lesioni e incendio doloso del centro di accoglienza scontata in quattro diversi istituti di pena siciliani dal 2011 al 2105, dopo essere sbarcato come clandestino a Lampedusa. «Il periodo in carcere lo ha cambiato - ha ribadito Walid, l'altro fratello - perché ha incontrato persone di altre nazionalità arabe. Dopo l'uscita dalla prigione era diventato estremista».

Fino al 2012, Amri era rinchiuso a Enna, dove ha partecipato a un programma di recupero attraverso il teatro. Le guardie penitenziarie e gli operatori sociali lo ricordano come schivo e silenzioso. Poi è stato trasferito a Sciacca (Agrigento) «perché temeva di venir aggredito dagli altri detenuti». Alla fine è diventato violento e lo hanno mandato a Palermo, prima alla casa circondariale Pagliarelli e nell'ultimo periodo di detenzione al carcere dell'Ucciardone. «Era insofferente alle regole, irrequieto, si beccava spesso rapporti disciplinari e veniva alla mani con altri detenuti» rivela al Giornale, Calogero Navarra, segretario del Sappe, il sindacato delle guardie penitenziarie in Sicilia. «All'Ucciardone non lasciava trasparire alcuna radicalizzazione - spiega Navarra - ma non si può escludere che abbia conosciuto qualche cattivo maestro in altri istituti, anche se non sembrava un estremista islamico». «Era stato oggetto di verifiche e indagini su fatti molto gravi» conferma il Dap.

Almeno fino al 2012, secondo un rapporto del ministero della Giustizia, era detenuto nello stesso carcere Domenico Quaranta, un convertito italiano accusato di attentati falliti nella Valle dei Templi ad Agrigento e alla metro di Milano. «Nel penitenziario di Palermo Ucciardone - si legge nel rapporto, Quaranta aveva - condotto la preghiera dei detenuti ristretti per il reato di terrorismo internazionale, che gli hanno formalmente riconosciuto la figura di imam».

Amri era sbarcato a Lampedusa nel settembre 2011 dichiarando di essere minorenne, ma in realtà aveva 19 anni. Poi trasferito al centro di accoglienza di Belpasso, nel catanese, aveva dato fuoco alla struttura. I carabinieri lo hanno arrestato per minaccia aggravata, lesioni e incendio doloso. Una volta rilasciato, nel 2015, è stato affidato al centro di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta, da dove ha fatto perdere le tracce. In luglio è arrivato in Germania cominciando a frequentare ambienti salafiti. Estremisti islamici molto chiusi, che ti accettano solo se vieni presentato da un altro «fratello», che Amri potrebbe aver conosciuto in Italia.

Ieri il New York Times ha rivelato che il tunisino, secondo l'intelligence Usa, era entrato in contatto con lo Stato islamico via Telegram. Dopo la strage del mercatino natalizio a Berlino le bandiere nere hanno incitato altri attentati del genere attraverso questa rete di messaggi chiedendo agli aspiranti terroristi di «inviare il giuramento di fedeltà al Califfo poco prima dell'attacco».

Otto mesi fa si era offerto come kamikaze in una conversazione telefonica intercettata con un predicatore jihadista, secondo il settimanale Der Spiegel. Il dialogo era confuso e per questo motivo non è scattato l'arresto, ma l'antiterrorismo lo aveva messo sotto sorveglianza, non continua, che non è stata sufficiente a fermarlo.