Sotto il balcone di Giulietta Shakespeare fa innamorare

A 400 anni dalla morte, siamo stati a Verona, nel luogo simbolo del Bardo. Per scoprire che i romantici di tutto il mondo vengono ancora qui per scambiarsi baci e promesse

Interviste sul balcone di Giulietta a Verona. Siamo qui in qualità di cronisti d'amore, con carta e penna, gli strumenti innamoratori di chi scrive, per raccogliere le cronache del cuore che non trovano orecchio sui giornali. O meglio, lo trovano, ma per quel dramma che oggi si chiama femminicidio, che scatena morte quando è possessione dell'altro per odio e per paura. Nella penna di un genio, invece, la morte è abbraccio del grande amore che sfocia nel supremo, ultimo atto dell'essere, o non essere, direbbe Amleto, grazie a una perfetta profusione di sentimento. Attendiamo gli innamorati seduti su uno sgabello, in fondo lo scadere dei 400 anni della morte di Shakespeare, oggi, meritano l'attesa su un «monumento» che è la ricamata protesi esterna di una casa, una stanza in pietra rosa a cielo aperto, nuda ma velata da una storia, quella tra Romeo e Giulietta, che trasforma in palcoscenici tutti i balconi del mondo. Ce lo auguriamo, perché su questo ballatoio la gente, alla quasi insaputa di sé, sorride. La tragedia nei secoli si è trasformata in dolce fiducia di un lieto fine per tutti.

«Un bacio, solo un bacio. Fantastic, il modo più erotico e innocente per essere una persona sola in due. Per me questa è Giulietta» dice Nive, che viene da Israele. È salita al primo piano della casa di via Cappello, dimora veronese della piccola Capuleti, per farsi fotografare. I lunghi capelli neri e sugli occhi una maschera viola con piume sbarazzine. È vero: tra i due celebri fidanzati l'attrazione inizia a un ballo in cui Romeo è mascherato, come se la maschera non fosse stata solo un mezzo per nascondersi ma un sigillo di purezza del cuore fanciullo.

«Per Romeo e Giulietta scoprire la propria identità fu l'inizio della tragedia: appartenere a due famiglie rivali», ricorda Andrea Buonocore, vicesindaco di Agerola, paese campano. Sul balcone si bacia con Anna. «Purtroppo la rivalità tra famiglie è tuttora una realtà che impedisce ai giovani di unirsi - specifica - però alla fine l'amore vince». Allora nulla è cambiato dal tempo dei Montecchi e Capuleti? «Oggi i giovani penserebbero di uccidere i genitori se si mettono in mezzo e incontri tanto perfetti, come quello descritto da Shakespeare, difficilmente si verificano, benché l'amore forte resista. Noi diciamo: «Quando due se vonno, cento non ne ponno». Ovvero: quando due si vogliono, contro di loro non possono nulla neppure cento persone. Questa potenza è Giulietta».

Vale Giulietta, direbbero i romani: vivi tra noi! Paolo Rosa fa passare a uno a uno i suoi studenti sul balcone. È professore d'arte alla scuola secondaria Renato Fucini nel quartiere Talenti a Roma. «Sono divorziato - racconta - ma non smetterò mai di aspettare Giulietta, la donna che con la sua bellezza, sensibilità e onestà diventa una guida. Lei fu e resta un'adolescente capace di tracciare un sentiero dentro l'utopia di un affetto inattaccabile». Si susseguono in processione silente, uomini e donne, sulla stanza di pietra sotto il cielo. Vengono da Washington, Singapore, Dubai, Nuova Delhi. Nessuno sa che quest'anno ricordiamo i quattro secoli della scomparsa di William Shakespeare, ma tutti arrivano con Juliet negli occhi. Solo una donna, Deborah Paggi del lago di Como, ha le pupille stanche e dice: «Anche Giulietta è stata tradita. La storia finì male perché Romeo la tradì. Non ho mai capito il perché, ma lo penso». Se ne va, mentre Venere si accende, primo pianeta tra le stelle, e l'amore è come un miraggio inseguito dal mondo intero, che nella sua parte migliore è fatto della sostanza dei sogni.