Spagna, senza governo: il Paese rischia lo stallo

Il nuovo Parlamento e il vecchio esecutivo non dialogano e i provvedimenti sono carta straccia

Mariano Rajoy, leader del Partito Popolare (PP) e attuale primo ministro spagnolo, ha rifiutato l’offerta che gli aveva fatto il Re di cercare di formare un nuovo governo. Rajoy ha detto che al momento il suo partito non è in grado di ottenere una maggioranza nel parlamento eletto un mese fa, quando in Spagna si sono tenute le elezioni legislative nelle quali nessun partito aveva ottenuto una chiara maggioranza. Rajoy, in quanto leader del partito che aveva ottenuto il risultato migliore, è stato il primo a essere chiamato dal Re per formare un governo, ma non è riuscito a concludere un accordo su una grande coalizione con il Partito Socialista (PSOE). In Spagna tutti si aspettano che il prossimo incaricato di formare un governo sarà il leader socialista Pedro Sánchez.

In Spagna il processo di formazione di un nuovo governo è molto simile a quello italiano: per poter entrare in carica, ha bisogno della fiducia della maggioranza del parlamento. La maggioranza al Congresso dei Deputati, la camera bassa spagnola, è formata da 176 seggi. Il PP ne ha ottenuti 123, il PSOE 90. I colloqui degli ultimi giorni hanno escluso la possibilità di una grande coalizione, quindi uno dei due partiti sarà costretto ad allearsi con diverse formazioni più piccole.

Podemos, un partito di sinistra radicale guidato dal docente universitario e conduttore televisivo Pablo Iglesias, ha ottenuto 69 seggi e Ciudadanos, un partito catalano anti-indipendenza ed europeista, ne ha ottenuti 40. Sánchez e Iglesias hanno già fatto capire che desiderano accordarsi e che probabilmente i loro partiti troveranno un’intesa nei prossimi giorni. Il problema è che non hanno abbastanza voti per formare un governo, nemmeno se riuscissero ad allargare la coalizione agli altri partiti di sinistra radicale, entrati in parlamento con pochi deputati. Se entro il 2 maggio non si fa un governo, si tornerà alle urne il 26 giugno. Risultato: la Spagna vive in campagna elettorale permanente da un anno (a maggio del 2015 ci sono state le amministrative che hanno cambiato volto al Paese) e chissà per quanto altro tempo ancora. Rajoy, forse quello che più spera di tornare a votare, annunciava ieri incontri con i leader rivali, ma il premier sa che nessuno vuole tenerlo al potere.

Commenti

maurizio50

Mer, 30/03/2016 - 17:33

Ecco dove portano i voti pervicaci alle sinistre: al disastro totale: ITALIA DOCET!!!!!!!!

Amazigh

Mer, 30/03/2016 - 18:25

Si tratta della ripetizione della strategia adottata in Italia. I poteri forti mettono in campo un nuovo partito "cuneo" (M5S in Italia, Podemos in Spagna) il cui programma é incompatibile con i partiti tradizionali. Il partito "cuneo" si becca circa 1/3 dei voti (di protesta sprovveduta) e blocca la vita parlamentare. Successivamente, il capo dello stato (il Spagna il Re) nomina un candidato "indipendente" indicato dai poteri forti e la vita democratica finisce li.