Sparò a Vannini, pena ridotta L'ira della madre: "Vergogna"

Il padre della fidanzata, l'ex 007 Ciontoli, passa da 14 a 5 anni. I genitori della vittima: «Ucciso tre volte»

Roma Ucciso due volte, anzi tre. E in aula scoppia la protesta dei genitori della vittima. «Che giustizia è mai questa? - urlano amici e parenti - Oggi Marco è stato ammazzato ancora. Prima con un proiettile, poi quando non è stato soccorso. Ora con questa sentenza». Bagarre alla Corte d'Appello di Roma alla lettura delle condanne per la morte di Marco Vannini, 20 anni, colpito in petto da un proiettile calibro 9x21 mentre si sta facendo un bagno in casa della fidanzata.

«Vergogna Italia - grida Marina Conte, mamma di Marco - È uno schifo. Stracceremo la tessera elettorale». Pena ridotta da 14 a 5 anni di carcere per il maresciallo della Marina Italiana, collaboratore dei servizi, Antonio Ciontoli mentre i giudici confermano le condanne inflitte in primo grado al resto della famiglia: 3 anni alla moglie Maria Pezzillo e ai figli Federico e Martina, ragazza della vittima. Un processo e, soprattutto, un'inchiesta lunga e difficile che ha portato dopo mesi a chiarire, almeno in parte, la dinamica della tragica morte.

Un omicidio derubricato da volontario a colposo nonostante il pg avesse chiesto 14 anni di galera per tutti. Domenica 17 maggio 2015, Marco sta facendo il bagno dopo aver passato la giornata al mare. È nel villino di Martina. Entra il capofamiglia. Prende nella scarpiera la pistola d'ordinanza, una calibro 9 lungo. Un'arma da guerra. Inspiegabilmente parte un colpo che raggiunge Marco al torace. Gli perfora cuore e polmone. L'uomo sosterrà di non essersi accorto di avere il proiettile in canna. Strano: per sparare una semiautomatica ha bisogno di essere «scarrellata», armata. Nonostante la grave ferita il ventenne è ancora vivo. Urla di dolore, invoca la sua mamma anche quando la famiglia Ciontoli telefona una prima volta al 118. Gli operatori registrano tutto, compresi i lamenti strazianti. Ma i Ciontoli minimizzano. Mentono persino, dicendo che il ragazzo si sarebbe ferito con un pettine. Dopo 3 ore, quando Marco oramai non reagisce più, viene trasportato in ospedale. Morirà poco dopo, al termine di una lunga agonia.

I suoi familiari vengono allertati dai «consuoceri» solo a morte avvenuta. Eppure i Vannini, originari di Bracciano e Manziana, abitano a Cerveteri, a pochi chilometri. In caserma, poi, i Ciontoli, filmati e registrati, fanno quadrato attorno al militare per evitargli «guai sul lavoro». «Marco poteva salvarsi - continua la mamma - ma loro non hanno fatto altro che inventare una bugia dopo l'altra per coprire una scena che ancora non è stata chiarita dopo 4 anni».