"Sparito il farmaco contro il Parkinson. Migliaia di malati ora sono a rischio"

Il presidente della Fondazione Grigioni: «Lo Stato lo produca da solo»

Il Sinemet è un farmaco molto importante per i parkinsoniani. La metà dei pazienti italiani che assume levodopa è costretta a prenderlo per tutta la vita, come farmaco sostitutivo, per integrare la dopamina cerebrale che manca nella malattia. Ebbene senza che i medici o i pazienti fossero stati preavvertiti, è scomparso dalle farmacie. Il perché, lo spiega Gianni Pezzoli, presidente dell'Associazione Italiana Parkinsoniani e Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson. «Le aziende che lo producono - spiega - parlano di riorganizzazione della produzione, di scarsità di materia prima sul mercato (la levodopa) e di elevato costo di produzione della carbidopa (il farmaco è composto da levodopa+carbidopa). Il tutto avrebbe provocato il ritiro dei generici e, quindi, un'insufficienza dell'offerta di farmaco ai pazienti. La levodopa si produce sinteticamente, ma, per lo più, si estrae da un fagiolo che si chiama Mucuna Pruriens e viene venduta prevalentemente dalla Cina. É una pianta considerata infestante, facilissima da coltivare in aree subtropicali. Se pagata il giusto può essere coltivata a milioni di tonnellate».

In che senso?

«Il Sinemet costa in farmacia 4,98 euro per 50 compresse. Il 50% rimane al farmacista; all'azienda vanno quindi 2,49 euro, cioè 4,9 centesimi a compressa. Considerando la lavorazione, il confezionamento e il trasporto, si capisce bene che non sia una produzione conveniente. I produttori di materia prima si orientano su coltivazioni più remunerative. A questi prezzi, il farmaco mancherà anche in futuro, tanto più che, nelle nazioni vicine alla nostra, viene a costare 3-4 volte tanto».

Non vi è soluzione, dunque?

«Non si capisce perché un farmaco molto simile, il Madopar 100+25, con il quale noi sostituiamo il Sinemet 100+25, venga pagato all'azienda 7,8 centesimi a compressa, cioè il 62% in più. Sarebbe importante equiparare i prezzi di farmaci simili. É necessario poi riconoscere un prezzo adeguato, per evitare che si verifichino fenomeni (legali), ma speculativi dei grossisti e dei farmacisti che lo esportano nelle nazioni dove costa di più. La rete delle farmacie italiane rappresenta un bene importante per il sistema sanitario. Se il servizio puntuale viene meno, però, tanto vale servirsi delle farmacie ospedaliere con le quali una Regione può risparmiare fino al 50% sul costo di un farmaco».

E il ministero della Salute?

«Non può lasciare decine di migliaia di persone, senza un farmaco essenziale per la vita. Lo produca da solo, con lo stabilimento militare, se non vuole dipendere dalle Case farmaceutiche; altrimenti lo paghi al prezzo medio europeo e blocchi le esportazioni».

Un problema grosso, considerando che in Italia si stima ci siano 450mila persone circa affette da parkinsonismo.

«Noi vogliamo guarire la malattia. Tutte le nostre ricerche sono orientate a comprendere come bloccare l'evoluzione e, quindi, anche l'insorgenza della patologia. Abbiamo realizzato un'enorme banca dati, una banca del Dna e una banca di encefali, unica in Italia. Abbiamo iniziato a raccogliere risultati attraverso migliaia e migliaia di dati. Ora abbiamo aperto molte ricerche che conduciamo con i principali gruppi italiani».

Donando il 5x1000 alla Fondazione Grigioni, si potrà dare un aiuto concreto per debellare la malattia.

«L'Associazione Italiana Parkinsoniani e la Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson raggiungono 130mila famiglie in Italia che hanno donato almeno una volta nel corso degli anni. Avremmo bisogno di molte più risorse per correre e raggiungere quegli obiettivi che i pazienti si aspettano».