La spauracchio degli Europei Il calcio nel mirino del Califfo

E se fossero state le prove generali in previsione degli Europei di calcio che la Francia ospiterà a partire dal prossimo 10 giugno? Le tre violente deflagrazioni nei pressi di Saint-Denis e i colpi d'arma da fuoco, con il presidente Hollande in tribuna, hanno messo a nudo una qualche debolezza dei servizi di sicurezza transalpini. I jihadisti non hanno scelto a caso il salotto buono del pallone francese. Quella con la sfera di cuoio è una storia in sospeso fin dai tempi di Bin Laden, quando Al Qaida aveva pianificato un attacco in bello stile a Wembley, per colpire David Beckham, simbolo del football britannico, e al White Hart Lane, lo stadio del Tottenham, la squadra londinese con il maggior numero di tifosi di origini ebraiche.Al Baghdadi è andato ben oltre, i suoi uomini allo Stade de France ci sono quasi entrati, armi in pugno ed esplosivi incollati sul corpo come una seconda pelle. Troppo ghiotta l'occasione del resto: in campo si stavano affrontando Francia e Germania. Due tra le potenze europee maggiormente impegnate nella lotta al terrorismo di matrice islamica, ma anche le nazionali del vecchio continente (assieme al Belgio) con il più alto numero di calciatori di religione musulmana. L'altra sera tra campo e panchina ce n'erano ben tredici: sette francesi, capitanati dal maliano (ex di Real e Chelsea) Lassane Diarra, e sei tedeschi, su tutti lo juventino di origini tunisine Sami Khedira. Figli dell'immigrazione pacifica e costruttiva, atleti che si sono ben integrati nel tessuto sociale delle due nazioni che accolsero i loro genitori alla ricerca di un futuro migliore. Per il Califfato, che in questo caso si ispira alla fatwa redatta nell'agosto del 2005 dallo sceicco saudita Abdallah Al Najdi, e messa in pratica soprattutto in Somalia, non sarebbero invece altro che traditori. «Allah non può avere pietà di coloro che hanno abbracciato vergognose pratiche del sionismo, rinunciando alla guerra santa e al martirio. Su di loro si abbatterà la vendetta divina», si legge in un passaggio del farneticante editto. Non è un mistero che alcuni atleti abbiano ricevuto a più riprese minacce di morte. Tra tutti Karim Benzema, centravanti franco-algerino del Real Madrid, nei guai per altre vicende giudiziarie, ma costretto in diverse circostanze a recarsi al campo d'allenamento dei merengues, a Valdebebas, scortato da uomini di un'agenzia di sicurezza personalmente assoldati. Gli Europei di calcio costituiscono una ghiotta occasione per gli uomini del sedicente Stato Islamico. Sulla scia di quanto accaduto venerdì sera a Parigi, l'ombra di una riedizione, più amplificata, degli orrori perpetrati da Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco del 1972 si estende ben oltre la suggestione. E mentre il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve promette stadi blindati, il presidente della Federcalcio Noel Le Graet si domanda se forse non è il caso di consultare l'Uefa per valutare un eventuale cambio di sede. Già, ma dove? Gli Europei potrebbero rappresentare, con la minaccia terroristica sul collo, una patata bollente per chiunque. «Le gare a porte chiuse sarebbero una sconfitta per lo sport - spiega Le Graet - abbiamo poco più di cinque mesi per prendere in esame soluzioni alternative. Ad oggi è chiaro che gli Europei di calcio sono a rischio». La Turchia, che perse il ballottaggio proprio con i francesi, timidamente si fa avanti. Nessuno però in questa fase può garantire sicurezza contro l'incalzare dei tagliagole dell'Isis.