Spazzatura, topi (e caldo): prima emergenza della Raggi

La sindaca a Tor Bella Monaca se la cava con la solita ricetta: multe a chi inquina e sanzioni ai dirigenti Ama

O gni mattina, al Campidoglio, Virginia entra sapendo che deve correre veloce. Farsi anguilla, più che gazzella. Sotto il balcone mostrato su Facebook (per fortuna senza pargolo: gliel'avrebbero sbranato), una pletora di voci da 2mila anni reclama, minaccia, protesta, preme e irride. Non tutti leoni del Colosseo; anzi soprattutto conigli, clientes, plebei. Sicuramente topi, oceanica arcaica folla di topi d'ogni razza e dimensione che, come attacca il Codacons, «stanno dappertutto da sempre, non solo a Tor Bella Monaca: bella scoperta dell'acqua calda».

Virginia si svegli, dunque, le dicono da tre settimane a questa parte. I più forsennati, quelli del Pd. Vale a dire il personale specializzato da almeno tre decenni a tener buona la plebe con metodi infallibili: panem, circenses e posti di lavoro. Alcuni di essi, ieri, senza più alcuna veste sulle pudenda, chiedevano conto al sindaco Raggi di: «non fare la gnorri o fingere amnesie sui rifiuti; salvarci dallo sciopero dell'Ama; spiegarci perché non si spazzano le strade da settimane»; «bloccare il bando sul nuovo campo rom»; «procedere senza indugi alle circa 300 nomine in scadenza»; «dire sì alle Olimpiadi (o almeno al referendum, come Raggi ha promesso in campagna elettorale)»; «sbloccare il salario accessorio dei 24mila dipendenti capitolini»; «non far chiudere gli asili nido in concessione»; «prendere le distanze da M5S su Gaza»; «rinunciare alle auto blu come faccio io» (Giorgia Meloni).

Scremato perciò il grasso dall'olio, resta una Raggi sgusciante nella prima delle vischiosissime vicende che rendono Roma quel che è: l'immondizia. Cumuli si affastellano sotto il solleone, raccolta schizofrenica, mezzi rotti, dipendenti strafottenti, disorganizzazione endemica. Situazione sulla quale si misura la capacità dello staff di sorreggere una sindaco per ora impegnato soprattutto a fronteggiare mediaticamente l'onda montante. Così ieri mattina la Raggi era già a Torbella a «verificare» la situazione dopo la denuncia del video youtube dei ragazzini e a parlare con i medesimi («Mi aspetto anche il tuo impegno per la raccolta differenziata! Mi raccomando, continuate a segnalarci il degrado, il cambiamento comincia così...»). Il tutto ovviamente in cronaca live o differita, e circostanziate su Facebook e Twitter.

Buono l'impatto delle prime (?) promesse d'intervento lanciate dalla sindaca: sanzioni maggiori per chi inquina, ma anche «penali per i dirigenti Ama, perché chiediamo all'azienda il rispetto dei contratti: se il servizio non viene compiuto correttamente i primi responsabili sono i dirigenti, questo lo voglio mettere nero su bianco». E ancora: no agli «interventi-spot», bensì un pool per Torbella che ha affrontato immediatamente l'emergenza e che dovrà gestire il futuro anche grazie a un piano «a 360 gradi, che prenda il posto del nulla nel quale Roma si è ritrovata». E poi l'idea di una videosorveglianza sui cassonetti e di più controlli, nuove aree ecologiche già individuate, rimessa in uso degli «impianti Tmb bloccati perché i bracci meccanici sono rotti» (questa la spiegazione principale dei disservizi, dice la Raggi). Per finire, appello ai romani perché «collaborino e ci aiutino a vincere l'inciviltà... Consiglio prudenza a chi vuole Roma come una pattumiera». Nel frattempo l'assessore Muraro aveva in nottata rivolto un appello ai sindacati per scongiurare lo sciopero che avrebbe messo in ginocchio cittadini e turisti (appello accolto, e goffamente usato dalla Ruocco per intestarselo come vittoria grillina nella vicenda nazionale).

Tutto bello, tutto molto nuovo corso. Se non fosse per quel quid di propaganda e retorica che gli staff interni ed esterni (forse anche la Raggi) ritengono indispensabile e che domani, davanti a un altro ordinario giorno di Roma, potrebbe non bastare.