Per spiazzare Renzi i dirigenti tentati dal governo di scopo

La minoranza teme il potere di veto del leader e apre agli appelli di Mattarella

Opposizione, opposizione: formalmente dalla direzione Pd orfana di Matteo Renzi esce - per il momento - la linea dettata dal medesimo Renzi. Che ieri mattina l'aveva ribadita al Corriere della Sera: «Non esiste governo guidato dai Cinque Stelle che possa avere il via libera del Pd». Spiegando che «abbiamo detto che non avremmo mai fatto un governo con gli estremisti». Quanto a governi di centrodestra, la risposta dell'ex segretario è analoga: «No».

Ma nello stesso documento approvato ieri sera, praticamente all'unanimità, in direzione, si affaccia tra le righe un'apertura ad altre soluzioni: il Pd, sta scritto, «riconosce l'esito negativo del voto, garantisce pieno rispetto delle scelte espresse dai cittadini e, al presidente della Repubblica, garantisce il proprio apporto nell'interesse generale». È un formula sufficientemente ambigua da consentire di ribadire, alla riga successiva, che i Dem «si impegneranno dall'opposizione, come forza di minoranza parlamentare, riconoscendo che ora spetta a chi ha avuto maggior consenso l'onore e l'onere di governare il paese». Ma è un segnale, neppure troppo in codice, inviato al Quirinale per far capire che se si arriverà ad una soluzione di tipo «istituzionale», che tenga dentro tutte le forze politiche, per uscire dall'impasse e dare un governo al paese, il Pd non si tirerà indietro. È una prima risposta ai reiterati appelli alla «responsabilità» del Quirinale, il segnale che il Pd non sarà per sempre e ad oltranza asserragliato nella trincea dei no pronunciati da Renzi. Una soluzione soft cui hanno lavorato le diplomazie interne, da Gentiloni a Franceschini allo stesso Orlando, e che potrebbe iniziare a delinearsi dopo l'elezione dei presidenti delle Camere, che in forza del ruolo istituzionale sarebbero forse i più adatti a diventare le figure destinate ad «esplorare» eventuali opzioni di esecutivi trasversali.

Resta il no secco a governi politici, che siano a guida Cinque Stelle o leghista. Anche per quella che un esponente renziano chiama «semplice matematica». Lo stesso Renzi fa notare, nell'intervista, che l'ipotesi di un governo Di Maio con l'appoggio esterno del Pd è complicata perché «i numeri non ci sono o sarebbero risicatissimi». Servirebbero i gruppi Pd al completo, senza defezioni, per tenere in vita una simile creatura politica. Ma molti eletti, tra chi fa capo a Renzi, dicono già esplicitamente che non voterebbero quel governo «neanche se il presidente Mattarella in persona me lo chiedesse». È questa matematica che dà forza al no renziano: l'ex segretario non ha più i numeri per governare il partito, ma può contare su una forza di interdizione che può rendere difficile spostare il Pd su altre linee. Anche per questo le sue esternazioni di ieri, proprio alla vigilia della direzione cui ha deciso di non partecipare, hanno innervosito lo stato maggiore Pd che tenta di rimettere insieme i cocci dopo la batosta elettorale. Se ne è fatto portavoce Orlando, capo della minoranza interna: «Non possiamo fare a meno di Renzi. Ma non possiamo neppure permettere che qualcuno si allontani e spari da fuori su tutti». In quel «tutti» Orlando include lo stesso Gentiloni: non è sfuggito il passaggio al veleno in cui l'ex segretario rimproverava «alcuni nostri candidati che non hanno neanche proposto il voto sul simbolo Pd, ma solo sulla loro persona», e che molti hanno letto come un riferimento alla lettera agli elettori del premier. Il timore è che Renzi piloti le sue truppe, nelle prossime settimane, come un partito nel partito. L'apertura a Mattarella serve anche ad anticipare le sue mosse.

Commenti

Mborsa

Mar, 13/03/2018 - 08:53

La chiusura forzata dei contratti dei dipendenti pubblici "prima" delle elezioni non ha giovato al governo e al PD, ma certo ha creato problemi per la stesura del DEF e al governo che verrà. Non è stato un esempio di buon governo, come la precedente infornata di assunzioni nella scuola, e non ha portato fortuna alla maggioranza. Gli elettori sono più pragmatici dei politici, forse sono più sensibili alle promesse che alle regalie.

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pulicit

Mar, 13/03/2018 - 09:02

Se continuano così alle prossime elezioni sono azzerati.Regards

Nick2

Mar, 13/03/2018 - 09:19

Laura Cesaretti, c'è una bella differenza fra l'appoggiare il M5S o il centrodestra e partecipare ad un governo di scopo! Scrivete tanto per scrivere...

FabioMi

Mar, 13/03/2018 - 09:21

Il PD ha perso! Basta, non c'entrano niente con il Governo, abbiamo votato, ora fuori dalle scatole, all'opposizione! Ho paura di quello che possono fare più dei danni che hanno già fatto, guidati da quei ladri che stanno al Parlamento europeo.

ginobernard

Mar, 13/03/2018 - 09:43

il PD è indegno. Punto. Ha toppato in maniera bestiale. Non merita niente.

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ElioDeBon

Mar, 13/03/2018 - 10:11

Fatemi capire: il pd , arrivato quarto, chiamato a formare il governo? Questa e' la volta che arrivano le bombe in parlamento!!

leopard73

Mar, 13/03/2018 - 10:17

IL PD è IL MALE ASSOLUTO DELL'ITALIA GENTAGLIA CHE DEVE SPARIRE SONO LADRI CHE VIVONO CON LA CORRUZIONE.

Ritratto di CONTRO68

CONTRO68

Mar, 13/03/2018 - 10:31

ma chi se ne frega del P.D. basta avete saturato con questa lagna del P.D. Renzi Gentiloni Martina ecc..ecc....non avete altro di cui scrivere e occuparvi...non so magari qualche inchiesta...o magari chiedervi il perchè a 10 giorni dal voto non abbiamo ancora un'incaricato a cercare una maggioranza ?????

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ateius

Mar, 13/03/2018 - 10:45

è nella logica delle cose.. un partito bastonato dagli elettori, che elabora il trauma attraverso la partecipazione al governo.- un modo per dire.. non è successo niente abbiamo perso e governiamo. spiace vedere un salvini che avendo vinto le elezioni non cerca di formare alcun governo per questioni di principio.. rinunciando a qualche cosa.

lappola

Mar, 13/03/2018 - 12:03

Allora si può dire che a quelli del PD non glie ne frega niente di Italia, degli Italiani, dei poveri, dei malati, del lavoro, della crisi, basta? Oggi è il partito dei personalismi; ce l'hanno con Renzi e vivono solo per fottere Renzi e pur di farlo fuori sono disposti anche a ciò che hanno sempre rifiutato.