Spot di Obama: voto Sì Ma non sa per che cosa

Il presidente si sbilancia: Renzi al governo è ok Il premier ringrazia: la storia sarà buona con te

E finalmente venne il giorno della grande abbuffata. Very compliments, quanti bei convenevoli. Quante facezie, pleasantries, e photo opportunity come se piovesse, altro che selfie. In definitiva un anticipo di Thanksgiving: il tacchino infarcito non c'è più (i senatori italiani non hanno forse decretato il suicidio?), al suo posto braciolette e agnolotti che più made in Italy taroccato non si può. Ma «tanto poi l'amatriciana più buona che hai mai assaggiato te la vieni a mangiare da noi...». «Oh, Mattìo, non potrei avere un amico migliore».

Ma che fortuna, e che bella «rimpatriata». Almeno fosse vero, quel che appare. Saremmo il 51.mo stato dell'Unione, e sai che aiuti a pioggia di zio Sam? Addio austerity, tanto Mr. President l'ha detto e ridetto che occorre la crescita, uguale uguale Mr. Renzi. Altro che piano Marshall da poveretti: tutti vitelli grassi saremmo, a vitamine e ormoni. Prosperità fasulla pure quella, forse? E che potremmo meritarci, dopo questo ridicolo, sfacciato endorsement di Mr. Obama? «Non voglio certo interferire, non voglio parlare del referendum, ma le riforme fatte da Matteo sono giuste. Io faccio il tifo... Gli Usa sostengono in modo forte il referendum costituzionale. Renzi dovresti rimanere al timone ancora per un po'». Un bengodi così non s'era mai visto, si legge negli occhi di Pinocchietto nostro. Il pensiero quasi tracima dalle orecchie: «Io gl'avevo detto de farla, 'sta cosa, ma questi so' grandi, ammazza, che forti 'sti amerikani...».

Dunque anche secrets & lies, segreti e bugie, come nella pellicola di Mike Leigh, nel re-incontro tra i due presidenti uscenti, l'americano e l'italiano. Già, uscenti: una bella vignetta di Ellekappa ieri mattina fotografava meglio di ogni quadretto ufficiale lo stato dell'arte. «Obama prima di diventare ex vuole l'ultima cena di Stato con Renzi», esclama uno. «E viceversa», risponde l'altro. Chiaro come il sole di Washington che per Mr. Renzi è scattato l'allarme rosso e l'ora degli scongiuri, oltre che di questo jolly di cui sarebbe lecito (anzi opportuno) chiedersi quanto ci costerà la contropartita. I due sono imbarazzanti, per come parlano da ventriloqui l'uno dell'altro. Indistinguibili: «Renzi è giovane e bello, una nuova generazione di leadership per un'Europa forte, ha mantenuto la parola e sfida lo status quo con riforme coraggiose», sviolina quello che si dichiara «italiano onorario» e ama «cibo, moda, vino e Sophia Loren» (le sue conoscenze dell'Italia si fermano qui).

Gorgheggia l'altro, quello con l'inglese zoppicante: «Lei è incredibile, Mr. Obama, ha organizzato tutto, anche il sole! La storia sarà buona con lei. Grazie per la sua leadership e la sua amicizia, non ci stancheremo mai d'essere amici». «L'Italia è un grande alleato straordinario, pochi così affidabili, non potete essere lasciati da soli a sostenere il fardello dell'immigrazione», dice quello con la moglie che cura l'orto di casa (bianca). L'altro, con la moglie supplente da poco in cattedra, non sta più nella pelle. L'aiutino di JP Morgan, ops Mr. Obama, è oro colato nei confronti dell'arcigna Angela Merkel, e magari ci farà prendere il posto della stolida Albione in qualità di «cavallo di troia americano nella Ue». Pinocchietto comincia a sparare le balle che conosciamo, tranne una: «Se vince il No nessun cataclisma. Ma tanto vinco». Un suo avo era di sicuro sulla caravella di Colombo, Cristoforo. Sul più bello, però: «Stop, please, turn off the spotlight, spegnete i riflettori. That's all, volks! ». In pratica un cartone. Animato.