Stabilità con fiducia Il Pd è nei guai e il voto slitta a oggi

Il governo cerca la quadra ma regna il caos sulle modifiche alla legge Ue, piano Juncker al via da giugno. Senza deroghe sulla flessibilità

Maxiemendamento e voto di fiducia. Il governo cerca la quadra sulla legge di Stabilità, tra proposte prima presentate poi ritirate e grandi progetti di riforma che si sgonfiano nel giro di poche ore. La soluzione alle tante questioni aperte arriverà con il più classico degli strumenti, l'emendamento unico, seguito dal voto di fiducia. L'annuncio è arrivato ieri mattina, ma la presentazione in commissione Bilancio è stata rinviata a oggi, ufficialmente per difficoltà tecniche. In realtà nella maggioranza non è stato trovato un accordo e ieri si è sfiorata una crisi di governo, con i renziani indispettiti per il clima di rissa che si è creato in commissione e per la decisione del presidente Antonio Azzollini, di bocciare 80 emendamenti governativi.

Clima che non giova al premier Matteo Renzi, ieri impegnato al Consiglio europeo sul piano per gli investimenti, che la Commissione deve presentare entro gennaio in modo che a metà 2015 possa diventare operativo. Lo stesso presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha espresso fiducia nelle riforme strutturali del governo italiano. Ma ha fatto capire che l'Italia non potrà ottenere lo scorporo dal deficit degli investimenti sulle infrastrutture, se non per le quote che l'Italia trasferirà al fondo europeo.

Tutto dipende dalla capacità del governo di fare riforme incisive. Ieri mattina si erano diffuse voci su un accelerazione del piano Cottarelli per ridurre il numero delle società partecipate da Regioni ed Enti locali, con uno stratagemma poco gradito a sindaci e governatori: l'introduzione di pesanti penalizzazioni economiche per le autonomie locali che non chiudono i tanti residui di capitalismo municipale che resistono. A prevederlo un emendamento alla legge di Stabilità presentato da Linda Lanzilotta, Scelta civica, con un capitolo specifico su Roma, nel quale si chiedeva la cessazione di 25 partecipate. Testo non sgradito al governo, ma poi il relatore della manovra ha raffreddato gli entusiasmi dei promotori. «La riforma delle partecipate il governo la farà in primavera», ha annunciato Santini. Nella manovra potrebbero arrivare modifiche di «minore entità».

«Mi dispiace che il sindaco Marino ancora una volta abbia perso l'opportunità di allearsi con il Parlamento per realizzare effettivamente una svolta per Roma», ha commentato Lanzillotta, lasciando intendere che a fare saltare il giro di vite siano state le pressioni del comune e del Pd romano.

Sempre in tema di autonomie locali, ieri i sindacati hanno riaperto il fronte delle Province. «Domani le occuperemo simbolicamente», ha annunciato il segretario della Cgil Susanna Camusso. «Nessun dipendente delle Province sarà licenziato dal primo gennaio». «Il processo di mobilità del personale sarà difficile», ma tutti i lavoratori conserveranno il loro posto, ha assicurato Santini. Tensioni che stanno rendendo il cammino della Legge più complicato del previsto. E che rischiano di fare slittare i tempi. Ipotesi che il governo vuole evitare a tutti i costi.

Sono le società partecipate del comune di Roma di cui Scelta Civica ha chiesto la cessazione senza successo

di Antonio Signorini

Roma

Gli emendamenti governativi che sono stati bocciati dal presidente della commissione Bilancio Antonio Azzollini