La stangata di Bruxelles si abbatte su Amazon: "Ora paghi 250 milioni"

La Commissione Ue: "Illeciti gli sgravi fiscali concessi dal Lussemburgo, vanno restituiti"

La Commissione europea traghetta dal paradiso al purgatorio Amazon, colpevole di aver goduto di benefici fiscali non dovuti dal Lussemburgo per circa 250 milioni di euro. Da quando, a partire dal 2013, Bruxelles ha cominciato a scandagliare le malebolge dell'elusione legalizzata grazie al complice laissez-faire di alcuni Stati sovrani, il lungo periodo dell'impunità ha cominciato a declinare. E ora, una dopo l'altra, arrivano le sentenze. Più o meno forti nelle cifre richieste, ma sempre durissime nella sostanza. È l'appendice finale di un lavoro lungo e laborioso. Per chiudere il dossier relativo al gigante dell'e-commerce ci sono voluti tre anni. E non è finita: la creatura di Jeff Bezos è già sul piede di guerra («Nessun trattamento di favore ricevuto, tutte le tasse sono state pagate), il Granducato cade dalle nuvole («Scelte fiscali non illegali»), e il recupero delle somme richieste non sarà una passeggiata di salute. Il caso dell'Irlanda lo dimostra. All'invito rivolto dalla Commissione di far rientrare nelle casse statali, entro lo scorso 3 gennaio, ben 13 miliardi di imposte non versate da Apple, Dublino ha fatto orecchie da mercante: il tempo è scaduto, e la procedura d'infrazione è scattata ieri con la denuncia presso la Corte Ue.

Nel caso di Amazon, tutto ruota attorno alla cosiddetta tax ruling, formuletta magica che sintetizza il trattamento di favore fiscale ottenuto dalle multinazionali in seguito a un accordo (i cui contenuti sono spesso top secret) raggiunto con Stati sovrani. Peraltro, niente di particolarmente esoterico sotto il profilo tecnico: a volte, è sufficiente portare in deduzione alcune voci di costo per abbassare (e non di poco) la base imponibile. Apple, per esempio, caricava all'Irlanda costi (deducibili) relativi ad attività di ricerca e sviluppo su base mondiale. Come visto, qualche soldino l'ha risparmiato. Gli 007 di Bruxelles sono giunti alla conclusione che il tax ruling concesso dal Lussemburgo ad Amazon nel 2003, e prolungato poi nel 2011, ha diminuito le tasse pagate dal colosso americano nel Granducato, «senza alcuna giustificazione valida». Ma c'è di più. C'è la ricostruzione di come l'intesa abbia consentito al gruppo di spostare la grande maggioranza dei suoi utili da Amazon Eu, controllata di Amazon soggetta a tassazione in Lussemburgo, ad una holding che non è soggetta a tassazione, Amazon Europe Holding Technologies (Aeht). Ecco l'elusione. Ancor più dettagliata dalla commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager: «Il Lussemburgo - spiega - ha concesso sgravi fiscali illegali ad Amazon. Come risultato, quasi tre quarti degli utili di Amazon erano esenti da tassazione. In altre parole, ad Amazon è stato consentito di pagare quattro volte meno tasse rispetto ad altre compagnie locali soggette alla medesime leggi nazionali in materia tributaria. Questo - conclude - è illegale».

In attesa che si compia l'inevitabile duello tra le parti a colpi di ricorsi, carte bollate e avvocati, la posizione di Bruxelles sembra altrettanto chiara nel non voler coinvolgere nell'affaire il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che nel 2003 era capo del governo e ministro delle Finanze lussemburghesi. La Vestager ha già messo le mani avanti: «Noi investighiamo sul comportamento degli Stati, non si tratta di un investigare dal punto di vista penale su single persone».

Comunque, in ordine di tempo, Amazon è solo l'ultima corporation pizzicata per disinvolto comportamento fiscale. Nell'ottobre 2015 Lussemburgo e Olanda erano finite nell'occhio del ciclone per aver concesso vantaggi fiscali selettivi rispettivamente a Fiat Finance and Trade e a Starbucks. Erano sfuggiti all'imposta fra i 20 e i 30 milioni di euro in entrambi i casi. Qualche mese dopo era toccato al Belgio, compiacente verso almeno 35 multinazionali nel calcolo sugli utili in eccesso, una pratica ritenuta illegale dalle norme sugli aiuti di Stato. Poi, nell'agosto 2016, era stata la volta di Irlanda-Apple. Nel mirino restano ora McDonald's e Gdf Suez (ora Engie). Il caso non è chiuso.

Commenti

guerrinofe

Gio, 05/10/2017 - 08:46

Ecco si prende in giro ancora una volta il popolo onesto! Ma tutti questi milioni per Amazon non sono nulla rispetto al suo giro di affari!!! SONO UN BEL REGALO fatto a norma di legge. VERGOGNA.