Le star della politica e la gente che lavora

All'inaugurazione della 52 esima edizione di Vinitaly, a Verona, che riguarda un settore con 6 miliardi di export, in forte crescita, le star della politica hanno discusso di politichese invece che delle prospettive dell'industria enologica.

Temo che lo stesso accada ora, al 57 simo salone del mobile di Milano, che riguarda un'industria che esporta per 10 miliardi, con una crescita meno marcata - il 2% - per la concorrenza internazionale di fascia medio bassa e per problemi di politica estera come quelli con la Russia. In entrambi i casi vi sono luce ed ombre e squilibri regionali e fra i diversi sotto settori, che coinvolgono distretti industriali del Nord, del Centro e del Sud di Italia, colla presenza di molte piccole e medie imprese accanto alle poche grandi e medio grandi. Temi che riguardano il tessuto micro economico dell'Italia umile, laboriosa e insieme creativa, i piccoli comuni con i loro capi luoghi, l'humus di cui si nutre il made in Italy.

L'export italiano nel 2017, di 448 miliardi contro 400 di import, ha agito come principale motore dell'economia e garante della nostra solvibilità finanziaria internazionale, a fronte d'un debito pubblico del 132% del Pil di cui un terzo in mani estere (o italiane estero-vestite). L'export enologico è una componente trainante di quello agroalimentare, che ha superato i 38 miliardi nel 2017 e può arrivare a 50 nel 2020, in un quadro di trasformazione della nostra agricoltura e agro industria modernizzate e internazionalizzate, anche tramite l'agro turismo ambientale e culturale (gli antichi borghi) ed eno-grastronomico. Ci sono varie tematiche da fronteggiare, che coinvolgono politiche italiane ed europee. Innanzitutto il rafforzamento la presenza dei produttori di piccola e medio-piccola dimensione, tramite organizzazioni consortili anche su iniziativa delle autorità regionali e dei ministeri delle politiche agricole e del commercio estero. Inoltre la promozione dell'industria enologica nelle aree in declino o in difficoltà, in particolare al Sud, facendo leva sulle politiche agricole comunitarie, sul fondo sociale europeo e i programmi per le aree in ritardo.

C'è inoltre una tematica, apparentemente minore, di grande rilievo qualitativo: quella dei vitigni autoctoni, che risalgono ad epoche antiche e anche preistoriche, che costituiscono un prezioso patrimonio ambientale e culturale. Ed in fine c'è lo sviluppo dell'agriturismo, in cui occorrono anche semplificazioni e innovazioni nella selva legislativa nazionale e regionale. La nostra industria del mobile ha distretti di eccellenza come il vetro di Murano, per illuminazione e arredo; il distretto del mobile della Brianza che abbraccia 16 comuni in provincia di Como e 20 di quella di Monza, con la produzione di sedie, divani, tavoli, camere da letto, infissi, pavimenti, arredi complementari di legno, metallo, plastiche, imbottiture, laccature.

Ancora al Nord ci sono il distretto della sedia in provincia di Udine, e quello degli elettro domestici fra Treviso e Pordenone. Al Sud c'è il distretto del mobile imbottito, tra Matera, Bari, con prodotti di elevato pregio, ma in difficoltà. In diverse aree decentrate di industria per gli elettrodomestici ci sono crisi. Queste sfide richiedono accanto alle energie delle imprese, l'impegno della politica nazionale, regionale, locale; la sua presenza attiva nelle istituzioni europee e internazionali; un miglior collegamento fra aziende, consorzi e istituti universitari. Non pubblici proclami e chiacchiere in dibattiti tv, come quelli di cui siamo sommersi, ma propositi e atti politici concreti.